Incognite per il coronavirus e crisi, continua il crollo delle nascite nella Marca

Dopo la caduta vertiginosa degli ultimi cinque anni, per il 2020 si annuncia un nuovo calo causato dai timori sul futuro

TREVISO. In un paesino olandese, anni fa, nove mesi dopo un lungo blackout si registrò un boom di nascite. Un caso? Due fenomeni collegati? Si propese per la seconda ipotesi. Una lettura che ha indotto molti a sperare che oggi, dopo il prolungato lockdown della primavera scorsa, la natalità si sarebbe potuta impennare. Invece non è così. Nella Marca il crollo delle nascite continua vertiginoso, lo confermano i dati registrati fino a settembre, e le previsioni di questi ultimi mesi dell’anno, nove mesi dopo la clausura casalinga di tutte le coppie.

I numeri


Se il trend prosegue, ben che vada il 2020 potrebbe equiparare il bilancio fatto a chiusura del 2019, con meno di 6000 parti quando cinque anni fa erano oltre settemila, e già in calo rispetto all’anno precedente. L’ultimo rendiconto fatto dall’azienda sanitaria è datato settembre, e mediamente pare registrare un andamento quasi speculare rispetto all’anno scorso. “Quasi”, perchè bisogna essere ottimisti. Facendo il calcolo in base ai singoli presidi ospedalieri trevigiani, infatti, si notano parecchie divergenze: ce ne sono in cui nei primi 9 mesi le nascite hanno tenuto come Conegliano e Montebelluna (che danno rispettivamente un +11% e un +5%), altri in cui fino a settembre le nascite hanno stentato come Oderzo (-14%), Treviso (-2%), Vittorio (ben -40%). Verranno confermati a fine anno? «Il futuro resta su questo trend», spiega il direttore generale dell’Usl 2 Francesco Benazzi, «Non si registrano di certo aumenti, anzi». I mesi che statisticamente spingono sulla bilancia della natalità veneta e italiana – settembre e ottobre, in diretta conseguenza con le festività (dato Eurostat) – sono già andati senza sostanziali impatti. E novembre e dicembre, i “nove mesi dopo” il lockdown, non annunciano nulla di buono.



La paura

Essere chiusi in casa non ha aumentato l’intimità, anzi: l’incognita di una pandemia a tutt’oggi senza una fine, il fermo macchine dell’impresa, casse integrazioni a oltranza, chiusura di attività produttive e negozi, più una buona dose di monotonia e asocialità imposta e indotta dal lockdown totale hanno frenato lo slancio affettivo di molti, ma soprattutto la propulsione ad investire sul futuro. Il sociologo Vittorio Filippi l’ha definita una «sospensione», «si è smesso di progettare» ha detto, anche in termini di costruzione di una famiglia. Quanto durerà difficile dirlo. Di certo il trend dela natalità non è mai andato così male. Non è stato un lungo blackout, e non siamo l’Olanda. —



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