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Nessuna estorsione, mi pagava per prestazioni hard: scarcerato

In Tribunale in caso di Refrontolo: 72enne aveva speso 17 mila euro per le prestazioni sessuali di un ambulante: «Dissidi sul prezzo, ma erano pagamenti concordati»

REFRONTOLO. I giudici del tribunale del Riesame di Venezia hanno annullato l’ordinanza di custodia cautelare che, un paio di settimane fa, costò il carcere a un ambulante marocchino di Quero, E.S.I. di 27 anni, con l’accusa di estorsione ai danni di un anziano di Refrontolo.

A metterlo nei guai con una denuncia ai carabinieri la presunta vittima dell’estorsione, un 72enne di Refrontolo, che in meno di tre mesi scucì qualcosa come 17mila euro, a suo dire, sotto la minaccia di un coltello. I giudici del Riesame, quindi, hanno accolto le richieste del legale del marocchino, l’avvocato Guido Galletti, ed hanno disposto già da ieri la scarcerazione del giovane.

Per sapere i motivi che hanno indotto i giudici veneziani ad annullare l’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal giudice delle indagini preliminari di Treviso, bisogna attendere il deposito delle motivazioni. Ma, nel corso dell’udienza, è emersa un’altra verità.

Quella dell’ambulante marocchino che, fin dal momento del suo arresto, ha respinto l’accusa di estorsione sostenendo che il denaro altro non erano che pagamenti per prestazioni sessuali: «Non è vero che gli estorcevo soldi - ha detto - ma mi pagava per prestazioni sessuali. Il problema era solo che non ci mettevamo d’accordo sul prezzo».

Le manette scattarono dopo che l’anziano consegnò un migliaio di euro all’ambulante, venditore di scope porta a porta. Il marocchino fu bloccato dai carabinieri appena ricevuto il denaro anche se addosso non gli fu trovato il coltello con il quale, in base alla denuncia del 72enne, aveva minacciato l’anziano le volte precedente in cui gli aveva dato denaro.—

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