Altre dieci vittime per il Covid nel Trevigiano, Benazzi: "Si rischia di chiudere tutto"

Il dg dell’Usl 2 infuriato per gli assembramenti di sabato: «Ondata peggiore della prima, le persone non capiscono»

TREVISO. Al termine di una settimana in cui l’epidemia nella Marca registra una debole frenata, ma ricoveri ordinari e in Terapia intensiva continuano a crescere, il direttore dell’Usl 2 Francesco Benazzi perde la pazienza davanti alle immagini delle code nei centri commerciali: «Le persone non hanno compreso la gravità della situazione. Di questo passo ci chiuderanno, è inevitabile, ma poi non chiediamoci perché».

I dati


Uno sfogo frutto anche della preoccupazione per numeri che, a tre settimane dall’istituzione della zona gialla, mostrano miglioramenti davvero timidi. Sabato altri 447 positivi e dieci vittime (55 nell’ultima settimana, numeri di gran lunga superiori rispetto alla prima ondata), e un trend dei ricoveri che non si sposta dalla fatidica quota cinquecento, con leggere oscillazioni da un giorno all’altro ma nessun calo significativo e tutti gli ospedali ancora in sofferenza. Il Guicciardini di Valdobbiadene, aperto da giovedì, domani inizierà ad accogliere una quota consistente di pazienti da Montebelluna, il presidio in maggiore sofferenza.

Cattive notizie anche dal fronte delle terapie intensive, dove l’occupazione dei posti letto a causa di pazienti affetti da Covid-19 si è accentuata nell’ultima settimana: ora sono 42 i posti occupati, su una dotazione massima di 104, per le fasce regionali Treviso è già in area di rischio.

Il totale dei positivi dall’inizio dell’emergenza sfiora ormai i 30 mila: significa che almeno un trevigiano su trenta ha contratto il virus. «Pensiamo di rimanere in questa fase di contagi e ricoveri ancora per un po’ di tempo» sottolinea Benazzi, «poi ci attendiamo la discesa, ma ci vorrà ancora un mese, un mese e mezzo».

L’appello

Potrebbe volerci più tempo, però, se continueranno le scene viste ieri nei centri storici e nei centri commerciali. Scene che hanno mandato su tutte le furie il numero uno dell’azienda sanitaria: «Le code le ho viste, e ci preoccupano tanto: non c’è la percezione del pericolo, nonostante questa ondata sia peggiore della prima. Rispetto alla scorsa primavera ricoveriamo di più e abbiamo tanti pazienti Covid, sono un centinaio in più rispetto al periodo del lockdown. Questo deve farci capire che siamo tutti a rischio, la situazione è delicatissima e siamo preoccupati. Incredibile che ancora le persone non si rendano conto della situazione».

Incubo zona rossa

Treviso da settimane galleggia sulla soglia della zona arancione. E Benazzi teme che la situazione possa rapidamente peggiorare: «Vogliamo continuare così? Bene, succederà che alla fine ci chiuderanno, e poi vedremo tutti qual è la differenza rispetto alla situazione attuale in zona gialla. Non dobbiamo arrivare a questo». Ma non è una contraddizione? Non si poteva evitare di arrivare alla situazione attuale applicando, un mese fa, misure più restrittive come la chiusura di bar, ristoranti e negozi? «No, io non sono un sostenitore delle chiusure» risponde Benazzi, «perché la sanità si paga con il Pil. Da manager, di questo devo rendere conto. Ma i cittadini devono avere coscienza: se un luogo è aperto, entro rispettando le norme, con la mascherina, con il distanziamento, con tutto ciò che ripetiamo da mesi. Ma in questo caso dipende dai singoli, serve coscienza civile. La soluzione non è chiudere le persone a casa, ma far capire loro i rischi che corrono e come devono comportarsi». —



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