Botte e abusi su una donna incinta: a processo a Treviso il marito e il suocero

I familiari la rinchiudevano a chiave in casa e, al rientro dal lavoro, la malmenavano. Poi la denuncia

ODERZO. “Murata” in casa, senza la possibilità di stringere amicizie o conoscere gente al di fuori del suo nucleo familiare. È quanto ha denunciato una giovane donna asiatica, che fino al giugno scorso viveva nell’Opitergino, spedendo sul banco degli imputati il marito di 27 anni e il suocero di 57 (difesi dagli avvocati Giulia Garbo e Alice Lucchese). La donna ora vive in una struttura protetta, ma sui due imputati è in atto la misura cautelare del divieto di avvicinamento.

Il fatto è emerso ieri, a margine della prima udienza del processo che vede padre e figlio alla sbarra per maltrattamenti e violenza sessuale sulla donna, peraltro, all’epoca dei fatti, in stato di gravidanza. Entrambi sono accusati di aver reso alla donna la vita dolorosa e umiliante, isolandola dalla società esterna e imponendole di rapportarsi solo con i componenti della famiglia. Come? Rinchiudendola in casa a chiave mentre andavano al lavoro. Non le era permesso uscire da sola o imparare la lingua italiana. In particolare il marito la picchiava frequentemente e violentemente, colpendola con schiaffi al viso e alla testa, tirandole i capelli soprattutto quando beveva. Un giorno arrivò addirittura ad afferrarle il braccio destro appoggiandolo su una pentola calda, procurandole così un'ustione ancora visibile.


Maltrattamenti che si sarebbero protratti per diversi mesi, tra il dicembre del 2019 e il giugno scorso. È proprio in quest’ultimo mese, il giorno 9, che è accaduto un fatto che ha indotto la donna a rompere il silenzio e a denunciare marito e suocero ai carabinieri. A compierlo, secondo quanto contesta la pubblica accusa, con il sostituto procuratore Massimo Zampicinini, è stato il suocero della donna. Approfittando dell’assenza del figlio, il 57enne l’avrebbe afferrata con la forza per le braccia trascinandola nella stanza da letto e, dopo averla scaraventata sul letto, sistemandosi sopra di lei in modo da impedirle la fuga, costringeva la nuora a subire atti sessuali consistiti nel palpeggiarle il seno, tentando contemporaneamente di toglierle i vestiti.

Un’azione violenta che procurò ecchimosi alla giovane donna, che alla fine con successo riuscì a sottrarsi alla violenza, evitando il peggio. Almeno secondo quanto denunciò all’indomani del fatto.

La donna, che non si è costituita parte civile nel processo, ha raccontato ai carabinieri della tenenza di Oderzo che il suocero avrebbe più volte, nel corso dei mesi, tentato di baciarla sulle labbra.

Ieri mattina, davanti ai giudici del collegio, presieduto da Francesco Sartorio, la prima udienza del processo nel corso della quale pubblica accusa e difesa hanno prodotto le rispettive liste dei testimoni. In aula si torna il 18 febbraio prossimo quando saranno sentiti i primi testimoni, tra i quali la donna che con la sua denuncia ha portato a processo suocero e marito. —

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