Nuovi infettati nel reparto di Geriatria del Ca' Foncello. L’incubo ritorna dopo nove mesi

I cinque anziani trasferiti a Malattie Infettive. Il direttore sanitario Formentini: «Contagio isolato grazie a controlli capillari»

TREVISO

Nove mesi dopo il Covid 19 entra nuovamente nel reparto di Geriatria del Ca’ Foncello, lì dove era nato il primo focolaio della Marca e dove il coronavirus aveva fatto la sua prima vittima, l’insegnante in pensione Luciana Mangiò. Il mini focolaio è stato immediatamente isolato: i cinque pazienti positivi sono stati tempestivamente trasferiti nel reparto di Malattie Infettive. Sono asintomatici, anche se afflitti da altre patologie.


«Ce ne siamo accorti ripetendo il tampone che facciamo a tutti i pazienti ogni quattro giorni – spiega Stefano Formentini, direttore sanitario dell’ospedale – il paziente era entrato in pronto soccorso e il tampone che viene sempre fatto all’ingresso era risultato negativo, alla terza verifica, dopo sei giorni, abbiamo visto che era positivo». I quattro compagni di stanza contagiati dal “paziente zero”, sono stati spostati come lui nel reparto Covid di via Scarpa. Ieri l’ultimo positivizzato. Negativi tutti gli altri degenti e anche il personale. «Gli operatori sono terrorizzati – aggiunge il direttore – in reparto c’è grandissima attenzione e controlli continui che ci hanno permesso di individuare subito i positivi e di isolarli. Gli altri degenti e il personale non sono sttai contagiati».

La differenza rispetto allo scorso febbrario l’hanno fatta i tamponi e la fitta rete di controlli su chi entra in reparto. Quella rete che nove mesi fa, quando l’epidemia era stata scoperta in Italia, ancora non esisteva. Il 25 febbraio, esattamente nove mesi fa ieri, con la morte in Geriatria della professoressa Luciana Mangiò, 75 anni, il coronavirus faceva la sua irruzione nella Marca. Il primo focolaio aveva attecchito nel reparto più fragile avviando una lunga catena di lutti. Non si era preparati, allora. Poco si sapeva del Covid 19 e delle cure necessarie per vincerlo. E adesso che il mondo della sanità fronteggia una nuova ondata epidemica, sembra trascorso un secolo da quella sorta di “preistoria” della guerra al Covid 19. Oggi che sappiamo scovarlo, ancora dobbiamo subire l’impennarsi della curva dei contagi, le migliaia di positivi e di malati. Le centinaia di morti. Una guerra impari.

Il drammatico anniversario di quell’inizio coincide anche con un nuovo picco dell’epidemia. Ieri il numero dei contagi da inizio pandemia è salito a 25.757, più 971 positivi in due giorni, considerando che c’è stato a Treviso un momentaneo blocco del server che ha impedito, l’altroieri e ieri mattina, la regolare trasmissione dei nuovi casi alla centrale regionale. « Il problema è stato risolto in tarda mattinata» fa sapere l’azienda sanitaria. Il numero complessivo delle persone positive, a ieri, ammonta a 13.169. sono 12.060 i negativizzati : 750 in più rispetto al conteggio precedente.

Sei i deceduti nella Marca registrati in 24 ore. Ma se andiano indietro di due giorni il numero delle vittime del Covid 19 sale a 19 in soli due giorni. Un numero esorbitante che sembra riportarci indietro ai giorni terribili della prima ondata. «Si tratta di pazienti di età compresa tra i 65 e gli 85 anni» fa sapere l’Usl 2. Rispetto a quanto si vedeva un mese fa, l’età delle vittime è progressivamente scesa. Dalle persone novantenni gravate da altre malattie, la falce del coronavirus è passata a pazienti via via più giovani, discendendo la scala anagrafica fino ai sessantenni registrati ieri.

Sfondato il tetto dei 500 ricoverati negli ospedaeli dell’Usl di Marca. Ieri i psoti letto occupati erano 505 in totale, 38 dei quali di terapia intensiva. I ricoveri ordinari sono aumentati, in un giorno, di 29 unità, due i ricoverati in più nei letti di area critica e bisognosi di cure intensive. L’Usl 2 si conferma in fase 5 per numero di ricoveri non critici e in fase 4 per i ricoveri intensivi. Gli ospedali più appesantiti sono quelli di Montebelluna, Vittorio Veneto e Treviso. Oggi diventa operativo, con 30 letti, anche il Guicciardini di Valdobbiedene. —


 

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