«Crac Nes e buco da 28 milioni di euro, Luigi Compiano va prosciolto»

Luigi Compiano

L’avvocato Barolo: «Si appropriò indebitamente di 28 milioni ma il reato è caduto in prescrizione»

TREVISO. Tre ore e mezza di arringa difensiva per dire che, se Luigi Compiano ha commesso un reato, di cui peraltro s’è assunto la totale responsabilità, è stato quello di essersi indebitamente appropriato di 28 milioni della North East Services che spendeva poi per comprare auto, moto e barche in maniera “compulsiva”, ossia incontrollabile.

Per ribadire che il reato di bancarotta documentale non può essere ascritto all’ex patron della Nes in quanto le scritture contabili della società erano sempre state regolarmente tenute e aggiornate. E che la terza contestazione, l’omessa dichiarazione degli anni 2010 e 2012, non può essere imputata a Compiano in quanto in quegli anni non c’era nessuna attività negoziale ma solo una spoliazione di un patrimonio.

Un’arringa difensiva chiara e lineare quella dell’avvocato Piero Barolo, legale di Compiano, che, alla fine, ha chiesto al collegio, presieduto da Francesco Sartorio il proscioglimento del suo assistito dall’accusa di appropriazione indebita in quanto il reato s’è prescritto, oltre all’assoluzione dagli altri due pesanti reati.

«Compiano - ha detto Barolo - ha reso completa confessione e s’è assunto tutte le responsabilità del crac della Nes perdendo casa, moglie e figli».

Era il giorno dell’arringa difensiva di Compiano, quello di giovedì, dopo che, un mese fa, era stata dedicata un’udienza intera per la requisitoria del pubblico ministero Massimo De Bortoli e dei legali di parte civile. Nella scorsa udienza, infatti, la pubblica accusa aveva chiesto la condanna di Compiano a 9 anni di reclusione per bancarotta e omessa dichiarazione dei redditi.

La vicenda è quella nota ed ha sullo sfondo uno dei casi giudiziari più intricati degli ultimi anni con sullo sfondo il crac della Nes edelle società satelliti nel cui caveau confluivano i soldi prelevati da banche, supermercati, imprese e negozi.

La nes fu dichiarata fallita dal tribunale di Treviso nell’ottobre del 2013, travolta, secondo l’accusa, da un buco complessivo di 124 milioni di euro. Di quella voragine, poco circa 28 milioni furono gli euro prelevati da Campiano per spese personali e soprattutto per arricchire la sua collezione di 450 automobili, 88 barche e migliaia tra moto e biciclette d’epoca, tutte custodite in una decina di capannoni della Nes.

Per quei folli acquisti che contribuirono ad aggravare il dissesto della Nes, l’avvocato Barolo ha chiesto ai giudici che venga riconosciuto il vizio parziale di mente riscontrato dal consulente di parte, che ha definito l’imputato “affetto da un disturbo ossessivo-compulsivo nell’acquisto dei mezzi da collezione tale da scemare la sua capacità d’intendere e volere”.

Ma come faceva la società a mascherare gli ammanchi ed i prelievi indebiti? Lo aveva spiegato, nel corso della sua deposizione, il curatore fallimentare Sante Casonato. «Gli ammanchi non venivano mai messi a bilancio e di conseguenza la contabilità mai tenuta regolarmente. Come? Istituendo il conto chiamato “Nesdir”. Questo conto simulava l’esistenza di un caveau, registrato come effettivo deposito, che in realtà non c’era».

«Il conto Nesdir?», ha replicato l’avvocato Barolo ieri in aula. «Non ha per nulla ostacolato anzi ha agevolato la ricostruzione dell’effettivo movimento degli affari della società». A gennaio si torna in aula per la sentenza. —

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