Clienti contingentati. I negozianti protestano: «Mazzata inconcepibile»

Nel centro storico di Treviso coro di polemiche e paura per il crollo degli affari. «Siamo allo stremo e dalle 18 c’è già il vuoto: oggi aprire è anti-economico»

TREVISO

Con i bar e i ristoranti chiusi alle 18, lo smart working che ha desertificato gli uffici, le scuole chiuse e la paura del contagio, i negozi erano già in affanno. Svuotati di clienti reali, aspettavano novembre e dicembre per provare a risollevarsi una costola. Ma l’ordinanza della Regione che ha contingentato i clienti limitando drasticamente anche i “potenziali” è stato lo sgambetto a chi già camminava a stento. E l’effetto è stato un generale e drammatico scoramento, ed un malcontento diffuso che per la prima volta si è rivolto a chi fino ad ora era considerato baluardo quando non salvatore, ovvero Luca Zaia, che l’ordinanza l’ha firmata e comunicata martedì, nell’ormai appuntamento fisso della pranzo.


Il malcontento

La mattinata di ieri, per molti, è trascorsa calcolatrice e ordinanza regionale alla mano per capire se si poteva o meno rosicchiare qualche cliente in più. Ma nella stragrande maggioranza dei casi nel centro storico fatto di botteghe il responso era sempre lo stesso: una sola persona all’interno. Due quando proprio andava di lusso. «Questa non ci voleva, ci mette in ginocchio nei giorni del black friday, degli acquisti di Natale che la gente magari iniziava a fare in anticipo proprio per evitare assembramenti» allarga le braccia Giorgia Zerio dal negozio di abbigliamento Dixie, «non si capisce come potremo lavorare: una, due persone dentro? E fuori tutti gli altri? Così i clienti altro che aspettare, se ne andranno. E quelli dentro non è detto nemmeno comprino». Già, perché uno dei nodi è proprio questo: il cliente “utile”: «Un conto sono le caffetterie, che anche se mettono il numero contingentato sanno che ogni ingresso è una vendita, pur minima, per i negozi non è invece così: c’è chi cerca, chi guarda, tanti valutano» sottolinea Enrico De Wrachien dalla sua gioielleria in Pescheria. Prima potevano entrare tre persone nel suo negozio, da oggi una. «Abbiamo le bollette, gli affitti, il personale che resta dopo la cassa integrazione. Con un cliente che forse acquisterà, è anti-economico tenere aperto». Tristezza, e parecchia, perché chi sta dietro le vetrine ogni giorno se ne vede arrivare una nuova tra capo e collo. «E noi abbiamo sempre mantenuto massima attenzione sia nel distanziamento, sia nell’uso del Dpi» sottolinea dallo storico Morandin (accessori casa), «adesso che possiamo fare? Stare a guardare, ma la situazione è drastica in città».

Senso

«Che senso ha una simile ordinanza?» domanda un altro commerciante del centro? «Come se ci fosse la ressa e le persone o noi commercianti non ci fossimo già abituati all’idea di tenere mascherine, disinfettare mani, e stare distanti. È una mazzata». Perplessità, e parecchia, anche alla storica cappelleria Bellina: «Da ora qui dentro potrà entrare solo una persona, prima tre. Ma come si fa? Vendiamo cappelli, la gente li deve vedere, provare, cambiare: vuol dire che mentre una cliente giustamente fa il suo non possiamo lavorare con nessun altro. La gente dovrebbe stare fuori dalla porta in attesa? Non lo farà». E allora tutte le precauzioni usate fino ad oggi? Inutili, o comunque “non utili” a evitare penalizzazioni. Come è successo per baristi e ristoratori con la chiusura serale che li ha portati tutti in piazza a ottobre. «Io tra chiudere tutto e lavorare preferisco lavorare», dice Nadia Sperti dal suo negozio in via Martiri (abbigliamento), ma con queste regole non si sta in piedi». «Adesso dovremo rifare tutti i conti» dicevano ieri dall’ottica Busato, «e chi dovrà attendere il turno?».

Fila e assembramenti

Ammesso si crei mai il caso, e ci sarebbe da sperarlo visto lo stato del commercio cittadino, «fila e assembramenti fuori dai negozi non saranno imputabili ai titolari» ha sottolineato la Regione ieri dando alcune specifiche sull’ordinanza. Ed ha anche specificato che «il limite di un cliente per i primi 40 metri quadrati e «per esercizi sopra i 40 di superficie di vendita: 1 cliente ogni 20 metri quadrati» era stabilito dai dpcm fin da aprile. Ma nei mesi nessuno l’aveva più fatto valere, ed oggi questo fa una netta differenza. C’è la speranza che l’ordina za decada a dicembre senza essere reiterata, e possa essere dimenticata.—

 

Minestra di cavolo nero, fagioli all’occhio e zucca con maltagliati di farro

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi