Palpeggiò una ragazzina: 56enne condannato a cinque anni e mezzo

Castelfranco, l’uomo si era introdotto nella casa dei vicini durante la notte. L’avvocato difensore ha annunciato che ricorrerà in appello

CASTELFRANCO. Sentenza di condanna a cinque anni e mezzo e una provvisionale di 10 mila euro, al vicino che durante la notte si è introdotto nell’appartamento della coinquilina per palpeggiare la figlia tredicenne nelle parti intime.

Il pubblico ministero Gabriella Cama aveva chiesto 6 anni per un castellano di 56 anni difeso dall’avvocato Fabio Pavone. Ieri la conclusione del primo grado di giudizio: il giudice Umberto De Donà, pronunciando la sentenza, ha applicato il comma 3 dell’articolo 609, vale a dire la minore gravità del fatto contestato, ma le motivazioni, usciranno solo tra novanta giorni.


L’avvocato difensore, in ogni caso, ha già annunciato che ricorrerà in appello. La vicenda finita sotto i riflettori, risale al luglio del 2016: l'uomo è stato condannato per essersi introdotto, durante la notte, nell’abitazione dei vicini, ed essere entrato nella camera da letto dove dormiva la figlia tredicenne. Lì il reato si è consumato palpeggiando il sedere della ragazzina.

Le chiavi della porta d’ingresso dell’appartamento dei vicini l’uomo le avrebbe trovate per caso nei paraggi del condominio dopo che era stata persa dalla giovane e con quella sarebbe entrato di notte in casa. La madre e la ragazzina lanciarono l’allarme ai carabinieri di Castelfranco ma soltanto il giorno seguente, dopo che la minore si presentò con il padre dai militari dell’Arma, fece il nome del vicino.

«Ero scossa, non sapevo cosa fare e a quali conseguenze sarei andata incontro. Poi mi sono decisa a fare il suo nome». Anche la madre ha sostenuto che si trattava del vicino. «Quando ho sentito mia figlia urlare, sono uscita dalla mia camera da letto ed ho visto la sagoma di un uomo scappare. Assomigliava al mio vicino. Più volte, d’estate, quando sua moglie partiva per le vacanze coi figli al Sud, lui mi aveva molestato».

La difesa torna a ripetere, che «l'imputato non è la persona che la sentenza ritiene abbia commesso il fatto per quanto è emerso dell'istruttoria dibattimentale».

Ieri in tribunale non c’erano i soggetti coinvolti nella partita tanto delicata e pesante. Per ora, dunque, si è concluso un procedimento che ha ritenuto credibili la versione della persona offesa. —

Minestra di cavolo nero, fagioli all’occhio e zucca con maltagliati di farro

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi