Rsa, dopo il picco e i focolai ripartono a Treviso le visite agli anziani

L’Israa ha aperto il Menegazzi e il 27 novembre toccherà allo Zalivani, non la Casa Albergo. Stanze dedicate, distanze e teli per gli abbracci in molte strutture

TREVISO. Punto debole, delicatissimo, della guerra di trincea contro il coronavirus le case di riposo della Provincia nella seconda ondata sono state costrette a nuove strette, nuove limitazioni alle visite per evitare che il virus tornasse a diffondersi al loro interno come già capitato in primavera. Questo non ha impedito che la malattia colpisse ancora, ma grazie ad uno screening serrato, ha impedito che si diffondesse. E dopo il “picco” di diffusione individuato nei giorni scorsi, la Rsa tornano ad aprire ai parenti, alle visite, seppur sempre costrette dalla presenza ingombrante dei divisori.

Nel capoluogo


Martedì 24 novembre a Treviso è stata la volta dello Zalivani, dove strettamente sui prenotazione, è stato riaperto l’accesso ai parenti per visite attraverso il vetro. Se la struttura resterà la situazione rimarrà “Covid free” com’è oggi dal primo dicembre riprenderanno le visite interne, previo esame con un test rapido. Il 27 novembre  sarà la volta della Residenza Menegazzi e del Ract, sempre però con la formula degli incontri dall’esterno, attraverso il vetro. Se si potrà passare all’interno, attraverso il plexiglas, dipenderà dal mantenimento degli attuali standard come per il Menegazzi. Resta chiusa invece la Casa Albergo dove nei giorni scorsi si sono manifestati 2 dipendenti e 20 residenti positivi (i rimanenti 130 residenti e 95 dipendenti tutti negativi). Lì oggi nuovo giro di tamponi e nuova attesa. Se tutto andrà bene le visite ripartiranno a distanza tra due settimane.

In provincia

A Casa Fenzi le visite restano bloccate fino al 3 dicembre, quando scadranno i termini del Dpcm, in attesa dell’evolversi della situazione. All’istituto Bon Bozzolla di Farra di Soligo le visite si possono fare ma su prenotazione, in numero limitato, e attraverso l’ormai consueto plexiglas a protezione degli anziani ricoverati. Al Gris di Mogliano si è chiusa ogni porta per tutto il periodo più duro della seconda ondata isolando la struttura da ogni contato esterno, anche minimo. Ed ora si torna a riaprire con lo stesso metodo dell’Israa: visite attraverso il vetro per questa settimana, poi dalla prossima ammissione dei parenti all’interno ma in una sala ad hoc e attraverso una barriera di plexiglas.

Al centro residenziale per anziani Domenico Sartor prosegue il progetto “Emozioni senza confini” che ha dedicato un’ala della struttura castellana agli incontri dal vivo tra parenti e ospiti, con tanto di abbracci attraverso uno speciale telo di plastica che almeno permette di tornare a sentirsi vicini. Massima cautela invece nel vittoriese Cesana Malanotti dove la direzione ha preferito mantenere ancora chiuse le porte delle strutture per tutelare quanto più possibile gli ospiti presenti.

Alle Opere Pie di Onigo di Pederobba, dopo i casi riscontrati nei giorni scorsi e l’immediata cintura sanitaria, «il cluster è sotto controllo» specificano dall’istituto ma «permane la decisione di vietare le visite protette ai familiari per tutti i nuclei a tempo indeterminato». Si dovrà aspettare che l’allarme sia rientrato. Massimo controllo anche all’Umberto I di Montebelluna dove si fa un grande lavoro interno per far vivere al meglio questa situazione dolorosa a tutti gli ospiti. Anche a Casa Mia di Casier le visite dei familiari agli ospiti del centro gestito dalla torinese Orpea continuano ad essere sospese in attesa di nuove indicazioni, come in altre strutture i contatti si hanno tramite videochiamata.—

 

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