Dal bar alle escargot bio, Andrea cambia vita e si mette ad allevare lumache a Riese

Andrea Marotta ha 28 anni e abita a Spineda di Riese

Marotta, 28 anni, racconta la sua svolta: «Ho la formazione da dottore in agraria, aspettavo l’occasione giusta»  



RIESE. Si è guardato intorno, poi ha pensato di investire in innovazione e qualità: lui è Andrea Marotta, 28 anni, e da qualche mese ha avviato un’azienda a Spineda, “Il Guscio d’Oro” che si occupa di elicicoltura, ovvero un allevamento di lumache o escargot, per dirla alla francese.

L’innovazione sta nel fatto che nella sua azienda a cielo aperto (il motivo lo vedremo poi) ha avviato un ciclo biologico naturale, una delle poche in Veneto che potrà vantare il marchio di qualità “filiera lumache italiane”: insomma, tutto quello che serve lo alleva e lo produce nei suoi diecimila metri quadrati di terreno, dei quali quattromila dedicati a girasole e colza bio.

La svolta

Andrea fa il barista a Coste di Maser, ma ha deciso di dar vita a questa start up agricola. Non è stata una conversione dovuta al richiamo agreste: «Ho studiato agraria, quindi è una scelta perfettamente in linea con i miei studi – spiega – aspettavo solo l’occasione giusta per provarci. Ho ragionato sul fatto che la presenza di allevamenti di bovini o suini è ormai satura: da qui la scelta di un allevamento alternativo. Prima di partire ci ho pensato un anno, tra corsi di specializzazione e altro. Quest’anno è arrivata la prima “raccolta” di lumache, che è finita in parte al consumo privato e in parte alla ristorazione. Il prossimo anno andiamo a regime con la certificazione bio per le colture, visto che ci vuole un anno e mezzo. Sono in linea con i tempi che avevo messo in preventivo quando ho cominciato con questa avventura».



Buona la prima

La prima produzione è stata soddisfacente: un quintale di lumache, circa sette/ottomila esemplari. E qui veniamo alla qualità: «Ho optato per l’allevamento estensivo all’aperto, non quello in serra chiusa a ciclo continuo, in quanto rispetta i tempi di crescita naturale delle lumache, oltre che il letargo. Questo, insieme alla produzione vegetale bio, consente di avere una qualità decisamente superiore, rispetto a quella intensiva che si fa ad esempio in Polonia o in Turchia, dove, dobbiamo riconoscerlo, la qualità non è delle migliori, anche se si guarda al largo consumo».

Le fasi

Il periodo di produzione va dalla primavera all’autunno, ma Andrea non resta con le mani in mano aspettando che le sue escargot siano pronte per la vendita: «Oltre che alla coltivazione che alimenta l’allevamento, è importante curare l’allevamento in sé: il “recinto” non deve essere circondato da erba, altrimenti le lumache prendono quella via. Quindi la manutenzione è continua. Poi c’è l’acqua di irrigazione: insomma è una azienda agricola vera e propria che richiede impegno costante».

Anima bio

La scelta bio va anche nel senso del rispetto dell’ambiente: «Nel caso delle lumache possiamo dire che è una scelta obbligata perché non si possono usare additivi o mangimi: tutto deve essere naturale se si vuol poi mangiare un prodotto di qualità. E posso assicurare che tra questo tipo di produzione e quella “in batteria” la differenza si sente, eccome». —



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