Usca, 60 medici per 12 mila positivi a Treviso. E a gennaio un terzo se ne andrà

Una Usca (Unità Speciale di Continuità Assistenziale) operativa nel territorio

Bazzerla: «Una squadra di giovani entusiasti, ma i pazienti stanno aumentando ogni giorno»

TREVISO.  Sono state costituite a marzo per garantire l’assistenza a domicilio dei malati Covid. Ogni provincia ha le sue Unità Speciali di Continuità Assistenziale attive nel territorio per 12 ore al giorno, sette giorni su sette: solo che la proprozione tra le forze in campo e il numero dei positivi , compresi i sempre più numerosi malati effettivi, è spaventosa.

Nel territorio dell’Usl 2, attraverso i suoi quattro distretti, sono schierati circa 60 medici. Una squadra di giovani motivati, alle prime impegnative esperienze, destinata a decurtarsi di un terzo a gennaio quando molti lasceranno le Usca per avviarsi alla specialità.

Sebbene l’azienda sanitaria abbia delle liste alle quali attingere, in piena emerergza sanitaria la categoria dei medici resta una coperta corta.

«Ho sempre trovato grandde disponibilità da parte dei medici, per la maggior parteneo laureati e pieni di entusiasmo – spiega Giorgio Bazzerla, coordinatore sia dei quattro distretti dell’Usl 2 che, dalla scorsa primavera, delle Usca – hanno al massimo 30 anni, di media sui 25-26 anni. Purtroppo a fine anno si attivano le specialità, ne perderemo un 30% dal 2 gennaio».

Nel frattempo il lavoro incalza. Secondo le proiezioni dovremmo essere al picco proprio in questi giorni. Il volume dei positivi, in base al report quotidiano diramato dalla Regione, ammontava ieri pomeriggio a 12.466 unità. Il numero dei ricoverati negli ospedlali del territorio viaggia intorno alle 450. Difficile, se non impossibile, quantificare il numero dei malati che accusano sintomi più o meno gravi perché, a partire dalla positività del tampone, i quadri clinici personali sono tutti in evoluzione. C’è chi ha la febbre, chi se la cava con qualche starnuto e chi si ritrova a combattere con una polmonite.

«L’aumento dei pazienti a domicilio ci sta creando problemi perché i medici delle Usca fanno un po’ di tutto e la tendenza del contagio è verso l’aumento – aggiunge – nel giro di pochi giorni il numero dei pazienti in carico è salito. Ci sono quelli che vengono a casa dall’ospedale, quelli che sono malati a domicilio e i contatti». pazienti in carico I pazienti in carico alle Usca, per ciascuno dei quattro distreti, vanno dai 50 ai 70.

«All’inizio andavamo dai 7 ai 10 pazienti» precisa Bazzerla. Nel compesso, quindi, si tratta di 2-300 persone da seguire. «Anche se non andiamo tutti i giorni a casa – aggiunge – ma i pazienti vengono sempre contattati». Ad atttivare le Usca deve essere il medico di famiglia.

«Oppure la guardia medica, la regola è quella – spiega – abbiamo steso un piccolo protocollo anche con il pronto soccorso per le persone che vanno lì o che chiamano il 118, sono travolti dalle richieste: i pazienti vengono segnalati alle Usca anche da loro».

Le Usca attive nell’Usl di Marca, quindi in tutta la provincia, sono quattro più una quinta che dà sostegno al triage e al primo accertamento in pronto soccorso a Treviso, e sono gestite dall’Unità operativa Cure Primarie che segue tutta l’assistenza domiciliare.

I due distretti di Treviso nord e sud contano su 25-30 medici e hanno in carico anche l’attività di tracciamento dei contatti, il lavoro di triage con il Sisp e con il servizio igiene, gli interventi nelle Rsa e infine la somministraziomne dei tamponi nei Covid point. Pieve e Asolo hanno arruolato in tutto una trentina di dottori che pure contribuiscono a fare tamponi nei punti dedicati.

«Con l’ultima delibera siamo a 110 medici Usca su 120 da prendere – rassicura il direttore generale dell’Usl 2, FRancesco Benazzi – vedremo a gennaio cosa accade, ma oltre a chi riuscirà a entrare nella specialità ci sarà anche un ricambio con i nuovi medici che si laureano».

«Ogni settimana attingiamo a nuove figure – spiega Bazzerla – Noi usiamo anche infermieri delle cure primarie, ma si sa che soono pochi, ci vorrebbero anche gli psicolologi. L’équipe che va a casa composta da due medici, quando non è possibile esce un infermiere». Ogni giorno eseguono 10- 12 visite a domicilio, privilegioando i pazienti più delicati, gli altri vengono raggiunti al telefono. Una goccia nel mare. —

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