Nessuno paga più le rette, disabile rischia lo “sfratto”

Crocetta del Montello, il figlio mostra le sentenze e chiede che se ne faccia carico il servizio sanitario. Arretrati per 61 mila euro, le Opere Pie che la ospitano minacciano di dimetterla

CROCETTA. Invalida che rischia di essere “espulsa” se nessuno paga gli arretrati della retta. Un caso umano è al centro di una vicenda giudiziaria che potrebbe fare giurisprudenza e mettere in difficoltà i bilanci del servizio sanitario nazionale. La battaglia legale vede coinvolti, tramite il figlio, una donna di 73 anni di Crocetta, in gravi condizioni in seguito a un incidente stradale accaduto nell’aprile del 1990, la Ipab “Opere Pie” di Pederobba dove l'anziana è ospite dal 1993 nel nucleo disabili in quanto ha gli arti paralizzati e varie altre funzioni vitali compromesse, l’Ulss 2, la Regione e il Comune di Crocetta del Montello.

L’ingiunzione


L’ingiunzione di pagamento fatta dalle Opere Pie è di 61 mila euro a cui aggiungere gli interessi, ma i legali della donna, gli avvocati Paolo Maran e Giampaolo Miotto, hanno ottenuto la sospensione dell’ingiunzione e hanno trasmesso alle Opere Pie un certificato medico-legale per bloccare le minacciate dimissioni dalla struttura se non vengono saldati gli arretrati. La donna aveva avuto un cospicuo risarcimento dall’assicurazione per l’incidente, ma quei soldi se ne sono andati a forza di pagamento delle rette di più di 25 anni da parte del marito, che era il tutore.

Le sentenze

Poi è subentrato il figlio, che non ha più pagato le rette appellandosi a una sentenza della Cassazione che faceva carico del pagamento delle rette al servizio sanitario nazionale se le prestazioni sanitarie sono prevalenti rispetto a quelle socio-assistenziali. Era una sentenza del 2012 ottenuta dallo stesso avvocato Giampaolo Miotto per un caso di un malato di Alzheimer. Anche in quel caso la struttura ospitante aveva ingiunto il pagamento, c’era stata opposizione, il tribunale di Treviso aveva dato ragione alla struttura, in appello a Venezia era stata ribaltata la sentenza e la Cassazione l’aveva poi confermata. Così rifacendosi a quella sentenza, il figlio della 73enne non ha più pagato le rette, le Opere Pie hanno fatto l’ingiunzione di pagamento, è stata presentata opposizione, dopo l’autorizzazione del giudice tutelare, e il magistrato ha poi sospeso l’efficacia dell’ingiunzione. «Sono state le Opere Pie a promuovere la causa – precisa l’avvocato Miotto – il figlio ha fatto opposizione e oltre a opporsi al pagamento degli arretrati chiede anche la restituzione di dieci anni di rette, ossia per il periodo non andato in prescrizione».

Rischio dimissioni

Solo che dopo la sospensione dell’ingiunzione, l’ultima lettera del legale delle Opere Pie parlava di dimissioni della 73enne dalla struttura se non venivano saldati gli arretrati. E i legali della donna hanno fatto fare una perizia medico-legale per bloccare le dimissioni. «Le condizioni in cui versa la donna sono tali che non può essere seguita a domicilio – afferma l’avvocato Paolo Maran – Non è accettabile una minaccia di questo genere. Per questo abbiamo prodotto una perizia medico-legale. Può essere trasferita in un’altra struttura, ma non mandata a casa». Azione però che le Opere Pie non sono intenzionate a portare fino alle estreme conseguenze. «In questa vicenda noi siamo vittime – precisa il presidente delle Opere Pie, Agostino Vendramin – Noi chiediamo che la famiglia o l’Usl o il Comune paghino la retta per le spese che come Ipab sosteniamo. C’è ora questa causa in corso, ma tra sentenze e appelli potrebbe andare avanti dieci anni e si accumulerebbe una spese di mezzo milione di euro che per un ente è impossibile sostenere. Quanto alle dimissioni, non intendiamo certo mandare a casa la signora viste le sue condizioni, ma che la famiglia, se non paga, trovi un’altra struttura». —



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