Centinaia di diagnosi saltate per il Covid: «Il tumore non si ferma fate cure ed esami»

Adolfo Favaretto, primario del reparto di Oncologia dell’ospedale Ca’ Foncello

Oncologia, diretta da Adolfo Favaretto, lotta contro la paura del virus.Telemedicina per le visite di follow up: "Stiamo stilando un protocollo"

TREVISO. Il Covid 19 non rallenta la corsa dei tumori. Lo sa bene il primario del reparto di Oncologia dell’ospedale Ca’ Foncello, Adolfo Favaretto, che con la sua équipe segue ogni giorno in day hospital un centinaio di pazienti che si sottopone a chemioterapia o a cure farmacologiche, oltre ai 13 che eseguono visite in follow up, come si dice in gergo dei controlli periodici eseguiti dopo i trattamenti.

Il fortino delle cure oncologiche resiste alle successive sottrazioni di spazi e personale imposte, in altri reparti, dall’emergenza sanitaria. Ma la guerra da combattere, oltre a quella per tenere il virus lontano dal reparto, è anche contro la paura.

Lo dicono i dati relativi al calo dell’adesione, che si somma al blocco, agli esami di screening che vanno quest’anno dal 20 al 40 per cento: non sono stati diagnosticati circa 200 tra tumori e lesioni precancerose al seno, colon retto e collo dell’utero.

Rispetto all’anno scorso, tra gennaio e ottobre, sono saltati, solo al seno, 8.674 esami.

Il suo reparto è uno dei pochi che può e deve funzionare a pieno ritmo. Tutto tranquillo quindi?

«Il servizio è garantito come da indicazioni ministeriali, laboriamo, ma non siamo tranquilli. Ci è capitato di intecettare persone con il Covid che, nonstante il divieto di spostarsi e entrare in ospedale, aggirano i controlli e arrivano fino a qui. Addirittura una aveva la polmonite e l’abbiamo mandatoa in reparto. Comunque i nostri pazienti sono tutti in carico come prima».

Quanti pazienti seguite?

«In trattamento 50 pazienti al giorno che fanno infusioni nei letti o nelle poltrone, e circa 60 che fanno terapia orale: dopo la visita vanno in farmacia ospedaliera a prendere il farmaco che assumono a casa».

Hanno paura a venire in ambulatorio per le cure?

«Nella prima fase dell’epidemia le visite di follow up erano state sospese, qualcuno aveva continuato in telemedicina. C’era stato il calo di queste visite, sì. Mentre il trattamento non è mai stato sospeso, anzi abbiamo dovuto supplire ai problemi legati alla sospensione dell’attività chiurgica».

E adesso?

«Da questa settimana la situazione è cambiata, da lunedì sono state sospese solo alcune sale operatorie, per ora. Per coloro che fanno solo controlli per scoprire prima eventuale recidiva, stiamo valutando di ridurre i contatti e passare alla diagnostica telematica o al telefono. Stiamo approntando il protocollo perché la visita deve essere fatta con tutti i crismi, si valutano anche le analisi. Il nostro è un paziente molto sensibile; alcuni non vengono perché hanno paura: ci dicono che hanno fatto gli esami, che è tutto a posto e che torneranno tra sei mesi. Stiamo chiedendo a chi vuole di aderire alla nostra iniziativa di controllo a distanza degli esami».

Come funziona la visita a distanza?

«Ci mandano gli esami o li vediamo al monitor, poi c’è il secondo colloquio e infine mandiamo le impegnative per la visita futura Abbiamo già fatto una prova con 7 -8 al giorno da gestire a distanza. Con gli anziani teniamo la visita in presenza se preferiscono».

Siete riusciti a tenere fuoti il Covid dal reparto?

«Abbiamo avuto a marzo-aprile due medici e quattro infermieri. Adesso sta andando bene. In area degenza abbiamo avuto una sola infermiera che si è anche negativizzata. Stiamo facendo i tamponi in autosomministrazione ogni 20 giorni».

Ma se un paziente prende il Covid che succede?

«Il Covid passa sopra a tutto. Non possiamo fare il trattamento se il paziente è infetto. Alcuni pazienti ci sono morti, sono molto fragili. Se hanno il raffreddore continuano la cura dopo aver fatto il tampone».

Che messaggio vuole dare a chi ha un tumore o sospetta di averlo?

«Che non vivano il Covid come problema insormontabile: seguano le indicazioni di prudenza e il rischio è minimo. Noi siamo qui per trattarli quindi che vengano, altrimenti rischiano di più. Il tumore non si ferma. Che continuino con le indagini, ci sono pazienti che potrebbero accumulare ritardi importanti. Se c’è sospetto che ci sia qualcosa di grave, completino la diagnostica. C’è una Tac riservata ai soli Covid, non usata dagli altri pazienti». —

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