Il primario della Terapia intensiva di Treviso: «Stiamo rivedendo le scene di marzo, è un bis che fa paura»

Antonio Farnia, primario del reparto di Anestesia-Rianimazione dell’ospedale Ca’ Foncello

Il dottor Antonio Farnia lancia un appello: «I letti non sono infiniti, i trevigiani ci devono aiutare, i posti letto non sono infiniti» 

TREVISO. Aggrappati alla vita con un filo sottile. I pazienti Covid nella Terapia intensiva di Treviso sono immersi nel silenzio, hanno fame d’aria, lottano al confine tra la sopravvivenza e la morte, assistiti da una squadra di 60 medici e 200 infermieri che si danno il cambio. I turni sono pesanti, fino a dodici ore, giorno e notte in corsia. L’incubo di marzo è tornato ai primi di novembre.

«In una settimana siamo passati da tre a quindici pazienti, abbiamo visto le stesse scene della scorsa primavera e abbiamo avuto paura. Da metà novembre viaggiamo tra i 16 e i 18 degenti, hanno in media tra i 55 e gli 80 anni, ma abbiamo avuto anche qualche caso più giovane, dei trentenni con gravi compromissioni dell’apparato respiratorio» racconta il primario Antonio Farnia. Dopo la tregua estiva, tutta la sua équipe è di nuovo in trincea; stanchezza e orgoglio negli occhi degli operatori trevigiani schermati dalle visiere.

Non si fermano un solo istante, assistono, controllano, vigilano sulle terapie contro il virus che mangia i polmoni e si assicurano che stiano facendo effetto, si aiutano a vicenda tra i pazienti colpiti da insufficienza respiratoria acuta. Non è facile lavorare dentro uno scafandro per ore e ore, tenere la mascherina addosso, fa caldo, i movimenti sono limitati, non si può andare in bagno. «Speravamo che i casi di questa seconda ondata fossero diversi, meno gravi. E invece no. Il virus continua ad avere lo stesso effetto devastante sul tessuto polmonare che aveva otto mesi fa» sospira il primario.

I pazienti arrivano a tutte le ore, sembra di essere tornati indietro nel tempo. Il suono delle ambulanze taglia il silenzio, il rumore delle barelle nel corridoio, le squadre di specialisti pronte con i supporti di ossigeno per aiutare i pazienti che entrano con polmonite acuta e sembra stiano per affogare. Fino ad ora nessun malato è stato lasciato indietro.

«Abbiamo sempre curato tutti, con spirito etico e grande senso di dedizione, la mia squadra sta facendo del suo meglio» dice Farnia. Ma è troppo presto per dire come evolverà la situazione ed è vietato cantare vittoria. In alcune zone d’Italia la pressione sulle Rianimazioni rischia di diventare insostenibile. In alcuni Paesi vicini a noi la questione si è fatta drammatica: la Svizzera ha esaurito i letti di Terapia Intensiva".

"C’è poi un altro elemento da considerare: non esiste solo il Covid, l’ospedale di Treviso ha anche due Terapie intensive “pulite” per garantire tutte le altre urgenze di Cardiochirurgia e Neurochirurgia, e i team di anestesisti e rianimatori vengono mobilitati nelle sale operatorie e nelle sale parto. A volte c’è bisogno di farsi coraggio a vicenda. «Alla fatica fisica si aggiungono quella psicologica ed emotiva confessa il dottor Farnia anche per noi medici, così come per infermieri e operatori socio sanitari, avere così tante persone che soffrono non è facile da sopportare».

«Noi stiamo tenendo duro» prosegue il primario. Ma il timore è che tra i tanti casi accolti in area non critica, già dichiarata dall’Usl di Marca “zona rossa”, una quota di degenti possa peggiorare aumentando la domanda di posti nei reparti intensivi. Al momento la Rianimazione del Ca’ Foncello è tarata per 20 letti Covid, se le cose dovessero peggiorare è già pronto il piano d’azione. «In due ore potremo aprire altri 12 letti arrivando a 32. In caso di estrema necessità saremo in grado di arrivare a 40 letti».

Un numero rassicurante, ma mai come in questo momento occorre prestare attenzione e fare il possibile per evitare di contagiarsi e contagiare chi ci sta accanto. Un invito alla responsabilità per proteggere i propri affetti e la comunità. Le regole per contrastare il virus non cambiano: igiene delle mani, mascherina e metro di distanza.

Il dottor Farnia parla direttamente ai trevigiani: «I letti non sono infiniti, se le persone non staranno attente rischieremo di trovarci a dover scegliere chi curare. Per ora siamo riusciti a evitare questa situazione, ma i cittadini devono darci una mano». —

Valentina Calzavara
 

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