I medici trevigiani: «Serve subito la zona rossa, gli ospedali rischiano di non reggere»

Una terapia intensiva per il Covid

L’allarme dell’Anaao-Assomed da Montebelluna: «Qui situazione al limite». L’Usl 2 punta ad alleggerire il San Valentino 

TREVISO. «Non riusciamo più a operare i pazienti fratturati per l’impegno Covid delle Terapie intensive. Chiediamo che il Veneto sia classificato zona rossa per ridurre la pressione sugli ospedali». È il disperato grido d’allarme della sanità trevigiana lanciato dal sindacato dei medici ospedalieri Anaao-Assomed che oggi porterà la richiesta all’incontro con i vertici dell’Usl di Marca.

«La situazione per noi medici è drammatica, peggiore del mese di marzo» aggiunge il segretario provinciale Pasquale Santoriello che, pur comprendendo il dramma economico e sociale causato dall’epidemia, rabbrividisce all’idea di un “liberi tutti” a Natale.

L’ALLERTA DEI MEDICI

Il nodo più critico riguarda oggi l’ospedale San Valentino di Montebelluna che ha sforato il numero dei letti Covid riempiti. Ne erano previsti un centinaio, siamo già a 123. «L’ospedale di Montebelluna sta pagando un prezzo altissimo» dice Santoriello. Si intrecciano diverse questioni, segnala l’Anaao, a cominciare dalla pressione di pazienti direttamente collegata alle scelte compiute sull’ospedale San Giacomo di Castelfranco, dove per evitare commistioni con i pazienti oncologici dello Iov, si è deciso che la struttura rimanga Covid-free.

Una partita dai contorni politici, oltreché sanitari, secondo la rappresentanza di categoria. «L’ospedale di Castelfranco oltre ad essere Covid-free è anche Trauma-free nel senso che tutti i pazienti contagiati dal virus e la stragrande maggioranza dei degenti con traumi, vengono catapultati su Montebelluna» prosegue il dottor Santoriello.

Una decisione che per il sindacato degli ospedalieri sta mandando in tilt i reparti montebellunesi. «Decine di pazienti fratturati sono in attesa di intervento» continua la rappresentanza dei medici «rispetto al mese di marzo non c’è il lockdown, quindi la popolazione si muove regolarmente, e la patologia traumatica anche grave da incidente è rimasta invariata, e deve avere risposta rapida, così come le infezioni da Covid».

PERSONALE: DECINE GLI AMMALATI

Ad aggravare il quadro sono anche i contagi del personale. «In queste settimane quattro ortopedici in servizio a Montebelluna si sono ammalati di coronavirus, due con un coinvolgimento polmonare gravissimo, due con un’infezione ancora in corso» sottolineano dall’Anaao «questo rappresenta un ulteriore elemento di criticità e apre il tema dei deficit che la malattia comporta e della fattibilità di ri-esporre questo personale a contesti ad alto rischio infettivologico».

LE SOLUZIONI DELL’USL

La direzione strategica dell’Usl di Marca, consapevole delle criticità presenti nei reparti montebellunesi, sta lavorando a una serie di soluzioni.

«Castelfranco resterà Covid-free a differenza della prima ondata pandemica, ma abbiamo chiesto alla direzione dello Iov che gestisce le sale operatorie e il servizio anestesiologico di darci due sedute operatorie a settimana per operare le fratture» spiega il direttore generale dell’Usl 2 Francesco Benazzi. La richiesta scritta è stata già spedita ai vertici dell’Istituto oncologico veneto (Iov) e l’azienda sanitaria trevigiana confida in una risposta positiva.

«In questo modo, due giorni a settimana dalle 9 alle 15 i nostri ortopedici potrebbero operare a Castelfranco, alleggerendo Montebelluna e garantendo il trattamento delle fratture entro le 48 ore previste» prosegue il dg.

L’altro fronte sul quale i vertici dell’azienda sanitaria si sono mossi riguarda l’alleggerimento dell’area Covid del San Valentino: è stato previsto il trasferimento di 30 pazienti positivi al centro servizi San Antonio di Conegliano nel giro di pochi giorni. L’accordo è stato siglato. «Oggi invieremo i primi 15 pazienti» conferma l’Usl «altri 15 degenti la prossima settimana». In questo modo il San Valentino rientrerà entro i 90 letti Covid previsti per l’emergenza.

«PROTEZIONE PER TUTTI»

Sul fronte della sicurezza del personale e delle attività di contrasto e prevenzione del contagio, l’Usl di Marca ricorda che continuano ad essere garantiti tutti i dispositivi di protezione e lo screening periodico con tampone. «Stiamo lavorando per risolvere tutte le necessità» conclude il dg «dando il massimo supporto a tutti i nostri operatori». — 

Zuppetta di sedano rapa, mela verde, quinoa, mandorle e cavolo nero

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi