In due anni costruite 2500 nuove case ma i residenti trevigiani sono solo ottocento in più

La Marca del cemento e del consumo del suolo: i dati dicono che sarebbe bastato il 15% dei permessi edilizi concessi

TREVISO. In due anni in provincia di Treviso sono state costruite 2.500 abitazioni, eppure la popolazione è aumentata di sole 800 persone. Tra il 2018 e il 2019 non si è fermata nemmeno l’edilizia non residenziale, con oltre 762 mila metri quadrati di nuova edificazione tra industriale e commerciale.

È quanto emerge dall’indagine Istat eseguita sui permessi a costruire rilasciati negli ultimi due anni. In attesa di avere i dati 2020, che segneranno con ogni probabilità un calo del settore, però emerge che in provincia di Treviso si continua a costruire, molto. E soprattutto nell’ambito residenziale, in barba alle reali esigenze e ai numeri della demografia.

Una premessa è d’obbligo: le cifre si riferiscono ai permessi a costruire rilasciati, ovvero l’ultimo passaggio prima di iniziare i lavori. Non è detto che tutto sia stato effettivamente costruito, ma il permesso si accompagna al pagamento degli oneri e del contributo di costruzione pertanto dopo aver pagato di solito si inizia con il cantiere. Altro dettaglio: l’Istat non distingue tra costruzione su un terreno fino a quel momento vergine, o su ricostruzione dopo demolizione; ma esclude dalla ricerca tutti quei cantieri che non hanno portato ad un aumento del volume dell’immobile.


SURPLUS RESIDENZIALE

Venendo ai numeri in ambito residenziale, in provincia di Treviso nel 2019 sono stati costruiti 694 nuovi fabbricati per 1.489 abitazioni. Significa aver realizzato 257 mila metri quadrati di residenziale. L’anno precedente i numeri erano leggermente inferiori: 593 fabbricati, 1.061 abitazioni e 191mila metri quadrati. Ma nella Marca in quei due anni la popolazione non è cresciuta tanto da giustificare tutta questa nuova residenza: sono appena 889 i nuovi trevigiani. Se si considera la media provinciale di 2,4 componenti per famiglia, sarebbe bastato il 15% di quelle nuove case per coprire il fabbisogno; tra l’altro senza considerare tutti gli alloggi nuovi invenduti e quelli vecchi rimasti vuoti. L’edilizia resta dunque ancora, nonostante le crisi passate e le nuove sensibilità verso il riuso e la riduzione del consumo di suolo, attività fortemente speculativa. A questi numeri vanno poi aggiunti gli 80 mila metri quadrati di ampliamenti. Per quanto riguarda le caratteristiche sono tornate di modi le case con tante stanze, circa un terzo dei permessi a costruire riguardavano caso con quattro stanze, poco meno quelle con cinque.

IL CAPANNONE TIRA

L’edilizia in ambito agricolo, industriale e commerciale ha conosciuto un rallentamento nel 2019 rispetto all’anno prima. Ma sono stati costruiti comunque 134 fabbricati per 150 mila mq di superficie e poco meno di un milione di metri cubi. Di questi la parte del leone lo fa l’industriale-artigianale con 55mila metri quadrati. A questo si aggiungono altri 195mila mq di ampliamenti, di cui 139m ila ancora di superficie industriale. Nel 2018 però si era costruito quasi il doppio.


 

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