Buco di 700 mila euro alla cooperativa fallita I vertici a processo

Merce pagata con assegni scoperti e poi fatta sparire Alla sbarra per truffa e bancarotta i due amministratori

/ vittorio veneto

Avevano rilevato la cooperativa Fai quando ormai era in grave difficoltà economica ma, fingendo che la situazione fosse florida, continuavano ad acquistare macchinari, attrezzature e computer come se nulla fosse, pagandoli con assegni post-datati. Alla fine, però, tutto il materiale acquistato è sparito causando un buco da 700.000 euro e la cooperativa, che aveva sede in via Podgora a Vittorio Veneto, è stata dichiarata fallita il 10 gennaio 2014 dal tribunale di Treviso. I vertici della società che operava nel settore edilizio, in particolare nella realizzazione di coperture in lamiera, il rumeno Levente Gergely, 38 anni, amministratore unico (difeso dall’avvocato Catia Salvalaggio), Roberto Poloni, 56 anni di Ponte nelle Alpi (difeso dall’avvocato Enry Altoè), ora sono a processo davanti ai giudici del collegio, presieduto da Francesco Sartorio, e devono rispondere delle accuse di truffa aggravata e bancarotta per distrazione.


Lunga la lista (una quindicina) delle ditte raggirate con il metodo dell’assegno post-datato e in qualche caso dell’anticipo in contanti. Tra queste ci sono Siderurgica Gabrielli di Padova, Industrial Forniture Moro di Conegliano, Biesse Clean di Mareno, Fantuzzi srl di san vendemiano, Centro macchine srl di Mogliano, Porta 80 di Treviso, Biso srl di Follina e Ferramenta Montagner di Cordignano. Da queste ditte la Fai si riforniva prevalentemente di materiale edilizio che poi faceva sparire prima che le aziende andassero a incassare in banca l’assegno post-datato e si accorgessero che in realtà i i titoli erano scoperti e la merce fatta sparire.

Nella giornata di ieri, il processo è entrato nel vico delle audizioni dei testimoni della pubblica accusa, rappresentata in aula dal pm Massimo De Bortoli. Tra i testi sentiti i carabinieri della compagnia di Vittorio Veneto che hanno condotto le indagini e alcuni imprenditori delle aziende raggirate. Gegerly e Poloni, amministratori della ditta fallita, oltre all’accusa di truffa devono rispondere di quella più pesante di bancarotta per distrazione, perché, dopo aver ottenuto la merce per un valore complessivo di 700mila euro con la truffa degli assegni post-datati, la distraevano e la occultavano in modo da renderla irreperibile al curatore fallimentare.

Il processo è stato aggiornato a metà aprile prossimo per l’audizione di altri imprenditori raggirati. —

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