Dietrofront Confcommercio: «Non è più tempo di protestare, seguite le norme o sarà lockdown»

Capraro, cambio di passo deciso dopo la manifestazione di protesta in piazza dei Signori. Il sindaco Conte critica la scelta di manifestare e conferma: «Tanti furbetti in giro, rischiamo tutti»

TREVISO. C’è aria di zona arancione o rossa - in entrambi i casi ristoranti chiusi anche a pranzo - e le categorie economiche trevigiane sotterrano l’ascia di guerra. «Non è più il momento della protesta, ma della responsabilità individuale, nessuno si aspettava numeri come quelli degli ultimi giorni» afferma Federico Capraro, presidente di Confcommercio, segnando l’inversione ad U rispetto ai tremila in Piazza dei Signori esattamente due settimane fa.

«Sono sempre stato contrario a manifestazioni di quel tipo» ribadisce invece Vendemiano Sartor, presidente di Confartigianato, «ora spetta a noi assumere comportamenti corretti, il nostro futuro dipende da quelli». E anche Mario Conte, sindaco di Treviso, cerca di far capire l’aria che tira ai suoi concittadini: «Dovremmo cambiare tutti le nostre abitudini di vita rapidamente, e invece vedo ancora persone che studiano il modo di bypassare la norma, magari per organizzare una festa privata in casa. Così si mettono a repentaglio i sacrifici di tutti».

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I commercianti

Insomma rispetto a 15 giorni fa è cambiato tutto: nessuno parla più di proteste di piazza, i toni si sono abbassati, il lockdown che veniva definito «insostenibile» ora è già una prospettiva concreta. «L’evolversi di giorno in giorno della diffusione del contagio ci obbliga a una responsabilità maggiore, e a chiedere controlli preventivi» aggiunge quindi Capraro, «lo spritz delle 17 invece che delle 21, al di là delle norme, dev’essere un momento di grande responsabilità e di grande attenzione.

Ci stiamo giocando una partita più grande di noi, sappiamo che i numeri sono al limite e richiamo di passare di fascia, non possiamo farlo per una leggerezza di oggi. Nessuno si aspettava una situazione del genere, prima di tutti i virologi. Siamo stati ricolti di sorpresa. Vediamo se la prossima settimana, a due dalla chiusura alle 18, le scelte avranno avuto delle conseguenze positive».

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Controlli inaspriti

Il sindaco Conte sa che l’ombra di una nuova zona rossa (o arancione, nella migliore delle ipotesi) incombe su Treviso, che - indicatori del ministero alla mano - è messa peggio delle sue sorelle venete: «I cittadini capiscano che stiamo affrontando un’emergenza sanitaria che riguarda noi e le persone vicine a noi. La ratio delle restrizioni è contenere il contagio del virus, altrimenti non abbiamo capito nulla.

Dobbiamo cambiare abitudini di vita in questo periodo particolare, invece c’è continuamente chi cerca di bypassare le norme per continuare a divertirsi, magari organizzando feste private all’interno delle abitazioni. Eppure negli ultimi giorni abbiamo visto che ci sono ragazzi giovani in terapia intensiva anche negli ospedali della nostra provincia. Durante il giorno mi capita spesso di vedere ragazzi poco rispettosi delle norme e sono loro quelli che richiamo di più, ma attenzione, spesso il problema parte da alcuni genitori, che si ritrovano a fare feste private giocando sul filo delle leggi».

Gli artigiani

Tra le categorie economiche, gli artigiani si sono sempre detti contrari alle proteste di piazza contro le chiusure. Lo avevano fatto sia Casartigiani che Confartigianato, quest’ultima con il presidente Vendemiano Sartor: «Ho sempre detto che la protesta in piazza non serve a nulla, anzi, in questo momento rischia di peggiorare le cose. Il futuro dipende dai comportamenti individuali, ma se mi guardo in giro vedo che da tanti giorni non c’è una grande serietà in questo senso. Dobbiamo metterci in testa che i sacrifici servono».

Il mondo delle imprese

Mario Pozza, Camera di Commercio, parla di «situazione ormai fuori controllo», ammettendo che «se ci sarà un lockdown totale, a questo punto toccherà farlo e basta. Ma l’arrabbiatura resta: abbiamo passato l’estate a dire quanto siamo stati bravi, senza pensare a cosa fare per i trasporti pubblici, con treni e pullman strapieni di gente. Abbiamo i tour operator fermi nei garage, perché non li abbiamo messi in campo? Ci siamo fatti cogliere impreparati anche stavolta, l’emergenza durerà mesi. E Natale sarà come Pasqua». —

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