Una casa di riposo Covid, aprirà alla Civitas Vitae di Vedelago

Entro il 10 novembre il centro verrà attivato nella struttura già in essere: accoglierà gli anziani provenienti da Rsa in cui si registrano grossi cluster 

VEDELAGO. Entro il 10 novembre verrà attivata la prima Casa di riposo Covid della Marca, pensata per accogliere, isolare e gestire gli anziani provenienti da Rsa dove si verificano grossi cluster di coronavirus.

Il progetto, avviato a settembre, è ora in dirittura d’arrivo, annuncia il direttore generale dell’Usl 2 Francesco Benazzi. «Questa settimana avremo un vertice con tutte le case di riposo, la struttura adibita a Casa di Riposo Covid sorgerà in un’area compresa fra Treviso e Castelfranco» spiega il dg.

Secondo indiscrezioni sarebbe pronta a farsi avanti la Civitas Vitae di Vedelago che già la scorsa primavera aveva accolto in un’ala dedicata i pazienti Covid positivi del focolaio esploso nella Geriatria dell’ospedale Ca’ Foncello.

I REQUISITI

Sul nome della struttura la direzione dell’Usl preferisce non sbilanciarsi, ma i requisiti da soddisfare sono stringenti. La Casa di riposo Covid dovrà avere a disposizione 30 posti letto e personale interno dedicato per assistere gli anziani contagiati, nonché percorsi puliti e sporchi differenziati per evitare il rischio di contaminazioni.

Importante anche la posizione, il territorio scelto, a cavallo tra il capoluogo e la Castellana risponde a esigenze ben precise di logistica: dovrà consentire agli utenti che hanno bisogno di cure ospedaliere di essere trasferiti in tempi brevi al Ca’ Foncello, dove sono presenti i reparti di Malattie infettive, Terapia Sub-intensiva e Intensiva.

La trattativa tra l’Usl di Marca e i 57 centri servizi locali per trovare una struttura idonea allo scopo, visto il rapido aumento delle persone colpite dal virus, è vicina al traguardo. Dopo aver rafforzato i Covid Point per lo screening, aver riaperto i 2 Covid Hospital all’ospedale di Vittorio Veneto e al San Camillo nel capoluogo, la direzione sanitaria punta a rafforzare il sistema di cura dei pazienti anziani colpiti dal Covid nelle Rsa, individuando una struttura alberghiera e di assistenza che possa garantire supporto alle case di riposo che si trovano in difficoltà a causa di cluster importanti che mettono fuori uso il personale sanitario o che rendono necessario un supporto esterno per seguire in modo adeguato i degenti positivi.

IL CONTROLLO

«Continuiamo a lavorare su due fronti», prosegue il dg Benazzi, «controllare periodicamente tramite test lavoratori e utenti delle Rsa per evitare che il virus entri nelle strutture. Con l’individuazione della Casa di riposo Covid andiamo a potenziare anche il fronte dell’assistenza».

Per il professor Enzo Raise, infettivologo immunologo, già direttore del dipartimento di malattie infettive degli ospedali di Venezia e Mestre, l’attenzione sulle Rsa rappresenta un nodo fondamentale per arginare la ripresa invernale della pandemia. «I contagi nelle case di riposo della scorsa primavera ci hanno insegnato ad adoperare misure stringenti, di protezione e isolamento, per preservare la popolazione over 80» dice il professor Raise «ora che il virus ha ripreso notevole virulenza e quindi capacità di infettare, bisogna assolutamente evitare che il virus penetri nelle Rsa per non rendere l’andamento epidemico esplosivo». —



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