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Coronavirus fase 3, l’ospedale di Vittorio Veneto si svuota per accogliere i nuovi pazienti

Avviata l’operazione di alleggerimento. I degenti in riabilitazione vanno a Conegliano

VITTORIO VENETO. C’è chi è riuscito ad operarsi per un soffio e chi, al contrario, è andato a prendere la moglie, il fratello, il marito, perché sono stati dimessi anzitempo e trasferiti in vista della necessità di far tornare Vittorio Veneto, Covid Hospital.

Ieri mattina nell’ospedale di Vittorio, le persone che entravano e uscivano ogni ora, si contavano sulle dita di una mano. E chi vi si recava, aveva un motivo non procrastinabile per varcare l’entrata principale. «Sono di Sarmede» spiega una donna «se Vittorio Veneto torna Covid Hospital ovviamente per noi ciò rappresenterà un disagio. Io durante il lockdown per fortuna non ne ho avuto bisogno, ma non lo trovo giusto. Conegliano è grande ma ha un park molto piccolo, inoltre la strada è trafficata».


Mauro Scottà, sta attendendo fuori dall’ospedale, nel parcheggio. «Mio fratello è stato operato all’anca», racconta «adesso stava facendo la riabilitazione qui a Vittorio, doveva rimanere dieci giorni ma oggi che è il settimo esce. Ci hanno detto che il nosocomio diventerà Covid Hospital, per questo non può rimanere e continuerà altrove». Probabilmente a Conegliano. L’uomo, di Pieve di Soligo, attendeva fuori, all’interno era potuta recarsi solo sua cognata, a prendere i vestiti del fratello, in attesa di dimissioni.

L’ospedale di Vittorio Veneto, tornerà a diventare Covid Hospital non appena si entrerà nella fase 3 dell’emergenza, ma se l’escalation dei contagi continuerà con questo ritmo, tempo una settimana e si dovrà mettere in atto il piano di emergenza. Resterà solo un minimo presidio – come ha fatto sapere nei giorni scorsi il dg Francesco Benazzi – con Pronto soccorso e sale operatorie, gli altri reparti, il personale medico e infermieristico, verranno dirottati sull’emergenza coronavirus. La riabilitazione è in corso di trasferimento a Conegliano. «Il processo a Vittorio è ben avviato» ha spiegato Benazzi. Disagi per la popolazione sicuramente ce ne saranno, ma sono necessari per tutelare la salute dei cittadini, specialmente delle fasce deboli e più colpite, e le persone con patologie pregresse.

La signora Graziana Darsiè, ha appena fatto un esame. «L’avevo prenotato da mesi» spiega. «Se qui faranno solo Covid per me e per gli altri pazienti sarà un problema, per via degli spostamenti». Fuori, in attesa, c’è anche Giovanni Valenti. Lui è venuto con la moglie addirittura dalla Sicilia, per la precisione da Catania. «Mia moglie è stata operata di tumore alla gola», racconta senza nascondere l’emozione «ed è appena stata dimessa. Ci hanno parlato di questo ospedale, dicevano che in questo genere di interventi sono davvero molto bravi, addirittura i migliori in Italia, e con noi sono stati davvero gentilissimi. L’operazione è andata bene e adesso dobbiamo fare le chemioterapie a Catania». Prosegue: «Poi, tra un mese, torneremo qui per i controlli». Lo sa che questo diventerà Covid Hospital? «Dobbiamo per forza tornare, perché i controlli vengono eseguiti qui. Avevamo addirittura deciso di operare mia moglie a Parigi, poi siamo venuti qui e abbiamo scelto bene». Mario Morgan è di Moriago, sta attendendo la moglie, operata al ginocchio. «Serviranno altri dieci giorni di riabilitazione», fa sapere «ma non li faremo qui, perché questo diventerà Covid Hospital, pertanto dovrà proseguire con la riabilitazione a Pieve di Soligo». Non è arrabbiato nè demoralizzato. «Bisogna adeguarsi», dice «queste sono le disposizioni».

La bestia Covid, detta legge. Davide Labriola, romano di nascita abita a Conegliano, si è operato al setto nasale. E ce l’ha fatta per un pelo. «Dovevo operarmi mesi fa», racconta «poi è arrivato il lockdown, e così l’intervento cui dovevo sottopormi è stato annullato. Adesso ho fatto gli esami, mi hanno chiamato e operato. Sono venuto per togliermi una sorta di punti che avevo. Vorrei ringraziare il medico, il dottor Ghizzo, che è stato fantastico, con lui non ho sentito nulla, è il migliore». Continua: «Ce l’ho fatta per un pelo, nel reparto di Otorino sono bravissimi, tutte persone in gamba, l’assistenza è stata ottima. Posso dire solo cose positive». Il ragazzo spiega anche che nonostante nel reparto dove è stato operato ci fossero molti pazienti, nell’ospedale non ha visto quasi nessuno. «Sembra vuoto» racconta «pensavo fosse normale, ma forse è perché sta diventando Covid Hospital».


 

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