Bancarotta di 4 società, l’imprenditore Andreola a processo

Maser, è stato chiamato in causa come amministratore unico di aziende del settore edilizio e ambientale. Imputate anche due figlie

MASER. Quattro ditte fallite e l’ombra della bancarotta. È quanto il sostituto procuratore Massimo De Bortoli sospetta e contesta a Vito Andreola, 75 anni, imprenditore con residenza a Villorba e amministratore unico di quattro società del settore dell’edilizia e delle discariche, sparse tra Maser e il Montebellunese, tutte dichiarate fallite dal tribunale di Treviso tra l’ottobre del 2014 e il gennaio 2016. Si tratta di Ambiente 2001 srl, Tigre srl, Andreola Tcke srl e Adico srl.

Andreola è stato chiamato in causa dalla Procura di Treviso con accuse che a vario titolo vanno dalla bancarotta documentale (per aver tenuto i libri e le scritture contabili in modo da non rendere possibile la puntuale ricostruzione del patrimonio societario e del movimento degli affari) alla bancarotta per distrazione.


Il nome di Andreola era finito anche al centro di un caso di presunti tentativi di infiltrazioni della camorra nel business dei rifiuti in Veneto, in particolare mettendo le mani sul Centro Riciclo di Vedelago: un video girato a sua insaputa faceva sospettare per lui un ruolo di mediatore, circostanza che ha sempre smentito seccamente.

Ieri mattina, davanti al giudice delle udienze preliminari Piera De Stefani, s’è tenuta un’udienza a carico dell’imprenditore, difeso dall’avvocato Piero Barolo che ha depositato i faldoni di una minuziosa perizia di parte che, nelle intenzioni della difesa, dovrebbe scagionare l’imputato dalle pesanti accuse.

Con Andreola risultano imputate di bancarotta per distrazione anche due figlie, Elisabeth e Katrin (difese dall’avvocato Roberto Nordio), la prima chiamata in causa come consigliere di amministrazione della Adico srl e la seconda come presidente del cda della società fallita il 24 ottobre del 2014. Secondo l’accusa, i tre avrebbero distratto una somma di quasi un milione e mezzo di euro dalla Adico a favore della Andreola Tcke e lo avrebbero fatto consapevoli che quest’ultima società non sarebbe stata in grado di rimborsare una somma così consistente. Diversa la posizione della difesa che sostiene che quella che per il pm è distrazione in realtà è un giroconto di un finanziamento che sarebbe poi rientrato nella logica di società di gruppo.—

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