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Rina, la pasionaria sociale attenta ad operai e ultimi di Treviso: «Bisogna dare risposte ai bisogni dei più umili»

A sinistra Rina Biz, cui è dedicato il libro «Pesci rossi in acqua santa»

Un libro celebra la Biz, protagonista di Acli e cooperazione, faro dell’impegno dei cattolici. La dolorosa “scomunica” di Paolo VI nel ’71 

TREVISO. «Andai a scuola che c’era la guerra. Avevo una maestra fascista, si chiamava Rina Mazza. Mi bocciarono in prima perché sbagliavo tutto, non riuscivo a leggere alla lavagna, e mi scoraggiai».

Quando suo padre la portò, sul ferro della bicicletta, dall’oculista a Vittorio Veneto, Rina Biz scoprì di essere astigmatica. Avrebbe voluto fare la maestra, ma a 14 anni si trovò a lavorare nella “Filanda Levade” di Orsago.


E’ qui che Rina incontra la figura di don Ilario Pellizzato, che le fa conoscere le Acli. Biz dedicherà all’associazione la prima parte della sua vita innervandola con le novità del Concilio, con quel protagonismo dei laici che la porterà, nella seconda parte della sua esistenza, a fondare la più grande cooperativa sociale del Veneto, “Insieme si può”.

La conclusione? Non poteva che essere la Fondazione “Ispirazione”. «Nasce proprio come sfida – ha raccontato Rina al giornalista Daniele Ferrazza, «Una cooperativa che si interroga sulla sua capacità di produrre pensiero, oltre che lavoro e solidarietà».

La biografia di Rina Biz, dal significativo titolo “Pesci rossi in acqua santa”, è stata presentata ieri a Treviso da Ferrazza, alla presenza, fra gli altri, del prefetto Maria Rosaria Laganà e del sindaco Mario Conte. «Di donne come lei», ha detto Conte, abbracciandola, «ne servirebbero soprattutto in momenti come questo»

“Pesci rossi in acqua santa” è l’immagine che riassume puntualmente il vissuto di Rina Biz e di tanti cattolici, anche trevigiani, fra anni ’60 e ’70, quando le Acli di Livio Labor abbandonarono il collateralismo con la Dc e sposarono la causa di poveri e lavoratori. Che a Conegliano significano soprattutto Zoppas e Zanussi.

La “scomunica” del 1971 da parte di Paolo VI contro la svolta aclista fu drammatica: per Rina e per tanti altri cristiani impegnati sulla medesima frontiera. «Il travaglio fu autentico e profondo, lungo e doloroso, molte persone soffrirono veramente per questa svolta».

Dopo 10 anni di ripensamento, Biz e Annita Leuratti fondano “Insieme si può”, per dare una risposta alle sempre nuove istanze del mondo del lavoro, specie da quello femminile. «Credere in un sogno e perseguirlo con caparbietà, ma anche con umiltà e rispetto verso i propri ideali, come ha fatto Rina», ha riconosciuto il governatore Luca Zaia nell’introduzione del libro, edito da Antiga, «È una grande vittoria, densa di molte soddisfazioni, quello che ha certamente raggiunto in tanti anni di onorata attività, per la quale ha ottenuto l’onorificenza di Cavaliere all’Ordine al Merito della Repubblica italiana.

«Rina Biz», testimonia dal canto suo Franco Bentivogli, per lunghi anni, segretario generale della Fim Cisl ,«è riuscita a colmare un vuoto dando vita ad una importante cooperativa che ha occupato migliaia di lavoratrici. Certamente un esempio di impresa femminile riuscito, che ha acquisito prestigio e in qualche modo potere».

Sono anni in cui la crisi del mondo industriale parcellizza compiti e relazioni del lavoro, altera legami storici e consolidati tra comunità e professioni, sconquassa e rescinde legami familiari e sociali

Ma “Insieme si può” tenta di ricucire, e il risultato presto si palesa, anche se non mancheranno le difficoltà. Se negli anni il mondo cooperativo aveva fatto da cassa di compensazione al mondo produttivo che espelleva manodopera e non la riassorbiva, toccherà poi a “Isp” percorrere lo stesso itinerario. Come pure ad altre cooperative. Lo farà chiedendo ai soci sacrifici, a volte importanti.

«Nella mia vita ho sempre cercato di fare i passi adeguati alla gamba, uno alla volta, senza esagerare», testimonia Rina, «Molte persone mi hanno aiutato, senza di esse non sarei riuscita a fare tutto ciò che ho fatto. Ecco, la mia vita è una continua ricerca di dare risposte ai bisogni delle persone, soprattutto di quelle più umili». —



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