San Camillo ospedale Covid pronto il piano dell’Usl 2

La struttura già durante la prima ondata aveva accolto pazienti affetti dal virus. Si tratta di 120 posti letto che si aggiungono a quelli del Ca’ Foncello e di Vittorio

TREVISO.
L’ospedale di Treviso e quello di Vittorio Veneto sono già attrezzati a Covid Hospital e stanno curando una sessantina di pazienti contagiati. Ma l’Usl 2 è pronta a chiedere la riapertura del Covid Hospital dell’ospedale San Camillo, nel capoluogo, per poter contare su un polo aggiuntivo da 120 posti letto, capace di accogliere i pazienti affetti da coronavirus, come era stato durante la prima ondata della pandemia. La prossima settimana il direttore generale Francesco Benazzi incontrerà la direttrice del San Camillo, Suor Lancy Ezhupara, per concordare termini e modalità di riattivazione dell’ala Covid che la scorsa primavera ha curato 65 pazienti in 45 giorni, alleggerendo il Ca’ Foncello di una parte di malati di media gravità.

I REPARTI

La strategia seguita dall’Usl è creare “reparti a fisarmonica” con capienze ritarate nelle prossime ore in base al nuovo piano di sanità pubblica varato dalla Regione, tenendo conto dell’impennata di contagi e del sensibile aumento di pazienti con sintomi: il 40% del totale. Durante la fase 1 dell’emergenza, i letti ottenuti riconvertendo le sale operatorie in reparti Covid erano arrivati a toccare le 250 unità.

«Avremo di sicuro un maggior numero di posti letto disponibili rispetto al passato e siamo pronti a metterli a disposizione all’occorrenza», annuncia Benazzi, «Quanti letti in più, sarà il piano regionale a dircelo a breve».

Questione di giorni. Al momento l’Usl 2 ha attivi 30 posti letto di Malattie Infettive del Ca’ Foncello che potranno essere portati fino a 60 se necessario. Stessa politica per le Terapie intensive e semintensive per le quali sono stati individuati un’ottantina di posti letto aggiuntivi in provincia: 40 in Rianimazione più altri 20 di semintensiva in Pneumologia a Treviso, una trentina a Vittorio Veneto e altri 12 al San Valentino di Montebelluna. Per le aree non critiche c'è un serbatoio di 90 posti letto Covid: 52 a Treviso, 13 a Vittorio, 6 a Montebelluna, un’altra ventina eventualmente ricavabili a Conegliano e Oderzo.

In fase di trattativa la destinazione di letti per utenti Covid alla casa di riposo Civitas Vitae di Vedelago che già ha accolto anziani non critici colpiti dall’infezione. Resterà invece “dormiente” l’ospedale di Valdobbiadene munito di 140 posti letto per utenti di media entità. «Per ora abbiamo deciso di non utilizzarlo», conferma il numero uno della sanità trevigiana, «Vedremo il da farsi in base all’andamento epidemiologico».

IL PERSONALE

Per fronteggiare il prevedibile aumento di ricoveri nelle prossime settimane l’Usl ha rafforzato le squadre di personale formato e destinato alla gestione dell’utenza Covid.

Tutta la filiera è stata potenziata: prorogati fino a fine dicembre i contratti di 26 operatori socio sanitari ingaggiati a tempo determinato per supportare le unità ospedaliere destinate alla cura dei pazienti colpiti dall’infezione garantendo allo stesso tempo la corretta turnazione del personale; a questi si aggiungono 28 medici di cui 7 specializzandi, 79 operatori socio sanitari di cui 34 a tempo determinato, una sessantina di infermieri, 5 tecnici di laboratorio, 2 fisioterapisti, 4 assistenti sanitarie e 3 ostetriche. 9 medici sono andati rafforzare le Unità speciali di continuità assistenziale (Usca) che operano nei distretti di Treviso e Asolo offrendo supporto alla popolazione a casa in quarantena. —



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