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Coronavirus, seconda ondata: ecco la situazione dei focolai nelle aziende della Marca trevigiana

Alcuni cluster sono ormai risolti, come quelli iniziali alla Brt di Casale sul Sile o alla Master di Vedelago. In altri casi, come all'Aia di Vazzola o all'Electrolux di Susegana, rimane ancora qualche sporadico contagiato

TREVISO. La provincia di Treviso risulta essere (alla data del 9 ottobre 2020) quella con più casi di coronavirus attualmente positivi, in tutto il Veneto: 1.230. Dall'inizio della pandemia, invece, i contagiati sono stati secondi solo alla provincia di Verona. In particolare, dopo l'estate, in quella che si suole definire la seconda ondata del virus, sempre crescente, ci sono stati diversi focolai soprattutto in aziende della Marca. Alcuni cluster sono ormai risolti, come quelli iniziali alla Brt di Casale sul Sile o alla Master di Vedelago. In altri casi, come all'Aia di Vazzola o all'Electrolux di Susegana, rimane ancora qualche sporadico contagiato. Vediamo di riassumere quali sono stati i cluster più significativi. 

AIA DI VAZZOLA Nella seconda settimana di ottobre un nuovo caso è stato trovato anche all’Aia di Vazzola, teatro in estate del più grande focolaio aziendale della regione con oltre 250 positivi. La scoperta di un nuovo caso ha riacceso la spia d’allarme, dopo che l’azienda, contando sul rientro dei negativizzati, era tornata a circa l’80 per cento della sua produzione. «Un caso sporadico ogni tanto l’avevamo messo in conto, l’allerta rimane comunque alta» commenta Andrea Meneghel della Fai Cisl, «all’interno lavorano circa 700 unità, i positivi del focolaio sono stati circa 250, pertanto rimane il rischio che qualcuno contragga il virus, importandolo soprattutto dall’esterno». QUI PER APPROFONDIRE 

ELECTROLUX SUSEGANA Alla Electrolux di Susegana, all’8 di ottobre, risultavano ancora due lavoratori contagiati, un tecnico di laboratorio e un professionista che opera per una ditta esterna, entrambi immediatamente collocati in quarantena. Attorno alla metà del mese di settembre erano stati eseguiti tamponi sui 700 dipendenti coinvolti nella campagna di controllo dopo l’emersione di alcune positività fra i lavoratori e l'innalzamento del rischio in azienda da basso a medio alto. QUI PER APPROFONDIRE

BRT CASALE SUL SILE Un focolaio, quello scoppiato alla Brt di Casale sul Sile, correlato con quello di poco precedente nel centro di accoglienza per richiedenti asilo di Casier. Infatti alcuni dei migranti ospitati nell’ex caserma Serena lavoravano nella ditta di spedizioni di Casale, che attorno a ferragosto ha fatto registrare ben 35 infettati. Situazione che poi si è risolta con la negativizzazione dei dipendenti. 

GRIGOLIN NERVESA DELLA BATTAGLIA Un focolaio che, a settembre, ha fatto registrare fino a 12 dipendenti positivi, trovati dopo che un dirigente tornato dalle ferie in Sardegna aveva palesato i sintomi della malattia. Anche in questo caso, la situazione è oggi tornata alla piena negativizzazione. 

MASTER VEDELAGO Piccolo focolaio ai primi di agosto nell’azienda che produce gnocchi. Per primo era stato un dipendente a chiamare l’azienda dicendo di avvertire un'alterazione. Arrivato in sede, gli era stata misurata la temperatura. Poiché era risultato positivo, era stato fatto il tampone a tutti i colleghi, l’adesione era stata su base volontaria ma tutti i 120 dipendenti avevano scelto di partecipare. I positivi erano risultati 8. Situazione oggi risolta con la piena negativizzazione. 

GEOX. Sono stati trovati diversi casi di positività al coronavirus tra i dipendenti della cooperativa Co-Work nei magazzini della X-Log nel centro logistico Geox di Signoressa. Ad oggi sono 13 le positività accertate, come segnalato da Sergio Zulian di Adl Cobas: «L’azienda effettua periodicamente dei controlli sui propri lavoratori, dopo l’ultima tornata di tamponi, lunedì, sono stati trovati diversi casi e l’azienda ha ristrutturato i turni di lavoro. Non è una situazione allarmante e il focolaio è già stato circoscritto».

Anche l’azienda conferma la ricostruzione di Zulian, parlando di 13 casi e di una situazione, appunto, già sotto controllo, proprio grazie al frequente screening sui collaboratori. L’identificazione dei positivi ha permesso di isolare i contagiati, la situazione è stata comunicata all’Usl per la gestione dei contatti 

 

 

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