Lavori Ats mai partiti: il polo di Ca’ Foscari relegato da 10 mesi dentro un container

Nel 2019 venne annunciato il piano di riqualificazione La società: «Abbiamo lavorato per soluzioni migliorative»

Oggi uno dei più importanti poli di ricerca sull’acqua e sulla riqualificazione del rifiuto si trova all’interno di un container. Strano ma vero, è una singolarità tutta trevigiana figlia di un grande piano di riqualificazione del depuratore di Sant’Antonino, annunciato e mai partito. Era il giugno 2019 quando venne decantato il progetto «pronto in 18 mesi». Ad oggi non è stato fatto praticamente nulla.

Eccellenza semi sconosciuta


Innanzitutto giova fare un passo indietro perchè moltissimi trevigiani ignorano che a Sant’Antonino ci sia uno dei più specializzati centri di ricerca europei in tema di “riconversione dei flussi di rifiuti liquidi e solidi”, ovvero come trasformare i rifiuti in energia o bioplastiche. Vi partecipano da anni le università di Venezia e Verona ed ha portato alla pubblicazione di molti studi internazionali (300-400 articoli su riviste scientifiche), libri, e congressi. Per passare dalle parole ai fatti, ovvero dalle ricerche alla realtà, basterebbe in alcuni casi (come la produzione di energia) l’implementazione dell’impianto trevigiano di Sant’Antonino immaginato vent’anni fa per gestire le fogne di tutta la città di Treviso, restituendo energia pulita, e ben lontano dal fare oggi entrambe le cose.


«Ora la riqualificazione»

L’annuncio venne dato dalla Ats, società che gestisce la rete idrica di mezza Marca trevigiana e gestore anche dell’impianto di Sant’Antonino. Ats annunciò un ampio intervento sulla struttura del depuratore comunale e soprattutto un nuovo polo universitario di ricerca per i corsi di laurea che si occupano di scienze ambientali, chimica e ingegneria idraulica. Tutto «pronto in 18 mesi», si disse scusandosi del «dover trasferire i ricercatori in un container per il tempo necessario ai lavori».

Per dare il via al maxi cantiere il primo passo fu infatti lo “sfratto” del centro ricerche. Il «trasloco temporaneo» scattò, non senza qualche malumore, tra novembre e gennaio. Stringere i denti, per poi trovare una più dignitosa realtà lavorativa, pensarono tutti, visto che Ats sventolava anche le immagini della nuova villette laboratorio di ricerca. «Sono 10 mesi che continuiamo a lavorare all’interno di questo prefabbricato», ammette sconsolato il professor Paolo Pavan che da anni guida gli studi all’interno del depuratore da parte di Ca’ Foscari, «e non abbiamo visto nulla di quanto era stato annunciato nel giugno 2019».



Nessun cantiere

La villetta che avrebbe dovuto ospitare il centro ricerche non c’è, o per meglio dire esiste ma è ancora in condizioni fatiscenti all’interno di una proprietà esterna al terreno del depuratore in abbandono da anni. Si tratta infatti di un immobile non di proprietà di Ats che la società intendeva acquisire e ristrutturare, ma che è ancora lì al grezzo, fuori dal recinto e circondata di erbacce.

Ed è fermo anche l’ampliamento dell’impianto che avrebbe dovuto occupare un’area ad oggi all’interno del depuratore. E nella struttura di Sant’Antonino poco o nulla si vede della riorganizzazione degli spazi interni dopo il trasloco nel container dell’università. Ad oggi il cantiere avrebbe dovuto praticamente essere chiuso o avvicinarsi alla conclusione dei lavori. L’emergenza Covid di fatto non può essere chiamata in causa.

Ats: intoppi e migliorie, ora si parte

Da parte sua Ats non nega che nulla sia andato come inizialmente annunciato, «ma per la voglia di fare meglio», spiega l’amministratore delegato Pierpaolo Florian. «Abbiamo avuto alcuni intoppi burocratici ma poi, dopo aver ascoltato anche gli atenei, abbiamo deciso di rivedere tutto il progetto della palazzina universitaria e l’organizzazione generale dell’intervento», spiega Florian, «Questo per permettere che un domani funzioni meglio e si crei un vero centro ricerche».

Tempistiche? A sentire la società ci vorranno almeno un paio di mesi prima che si possa parlare di progetti definitivi ed esecutivi, poi si potrà iniziare a parlare di cantiere. «Innegabile che i ritardi ci siano», dice Florian, «ma crediamo sia per ottenere a breve un risultato migliore». —



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