L'aeroporto Canova, dipendenti in assemblea: proiezioni “pessimiste” sul 2021

Il prossimo anno lo scalo rischia una ritorno al 2005. Cig, quel “paracadute” fino al 2022

Ci saranno anche i tre segretari generali confederali – Mauro Visentin (Cgil), Cinzia Bonan (Cisl) e Guglielmo Pisana (Uil) – oggi pomeriggio alle 16 all’assemblea dei dipendenti di AerTre, nel park comunale antistante il Canova. All’ordine del giorno la situazione dello scalo e le prospettive per sostenere l’occupazione. I quasi 300 dipendenti in cig fino a marzo, possono contare su un ulteriore paracadute di cassa integrazione fino a marzo 2022.

Ma le ombre che si allungano sulla riapertura dello scalo trevigiano; lo scontro politico; il pressing su Save: e soprattutto la (assai) faticosa ripresa del Marco Polo casa madre (-65,6% di passeggeri ad agosto sul 2019, stime di un - 72% a settembre di un - 72%) non autorizzano certo all’ottimismo. Non è un caso se adesso la questione Canova stia domini l’agenda cittadina.

In bilico anche Marzo 2021

Nemmeno sulla presunta data del 28 marzo 2021, apertura della stagione stiva (“summer”, nel codice aeroportuale), che non a caso anche sul sito RyanAir rappresenta l’ultima scadenza temporale per prenotare oggi i voli su Venezia sul sito ufficiale della compagnia irlandese. E sinora la data – più sperata che ufficializzata – della ripresa dello scalo trevigiano lungo la Noalese.

Ma è una prospettiva già a rischio, ed è eloquente il silenzio di molti degli addetti ai lavori. A proposito: non favorisce la situazione né il piano di ammodernamento del Canova (Save ci mette 58 milioni, anziché gli originari 130), coinciso con la fase del Covid, né il rinvio del disco verde da parte del ministero, anche per gli effetti sulla viabilità cittadina (bretella e rotatorie). Ma questo è un altro capitolo.

Le simulazioni

Quanto al Marco Polo, dietro i numeri dei report estivi di Assoaeroporti, Treviso ha contribuito al traffico di agosto (445.625 passeggeri), con oltre 100 mila, un quarto: quelli che hanno volato sulle rotte RyanAir e Wizzair un tempo al Canova.

Ebbene, fonti aeroportuali dicono che le proiezioni sul 2021, con questa dote di voli riportata a Treviso, autorizzano a stimare un potenziale di 1 milione di passeggeri l’anno, al massimo 1,2 milioni. Come dire meno del movimento che il Canova registrava 15 anni fa: erano 1,34 milioni nel 2006. Ma allora Save aveva lungo la Noalese solo 80 dipendenti diretti, più gli stagionali. Non gli oltre 300 di oggi, più i quasi 200 stagionali.

Avrebbe un senso riaprire in questa dimensione? Come dire un quinto della forza lavoro: scenari “terribili” per lavoratori e sindacati, ma anche per la città intera. Si rischia di tornare a un passato “remoto”.

La manna del pre-Covid

Prima del Covid, il Canova aveva registrato nel 2019 il record di 3,2 milioni di passeggeri, record assoluto. Nel 2018 era stato calcolato che il Canova produceva un indotto annuo di almeno 220 milioni su Treviso e provincia (sui 250 totali del settore turistico), con almeno 4 mila posti di lavoro, uno ogni 862 passeggeri che sbarcano al Canova: dati superiori del 15% alla media nazionale. Ogni passeggero, allora, portava sulla Marca 250 euro tra fatturato e “rendita”. Era due anni fa, sembra preistoria: questo Covid ha messo in ginocchio il turismo e i servizi.

Il "fattore Verona"

A nessuno è sfuggito, intanto, il nuovo appello del presidente camerale Mario Pozza su un ripensamento dello scalo. Cosa sta succedendo? Dietro le quinte, sia in Veneto che su scala nazionale, preme il “sistema Verona” (il Catullo è aperto, certo anch’esso in difficoltà): il polo scaligero, all’offensiva su tutte le infrastrutture, rivendica un ruolo di assoluta priorità dopo Venezia, forte degli oltre 15 milioni di turisti (sui 70 totali del Veneto) del quadrante attorno al Garda, in sinergia con Trentino e Lombardia. Per Treviso e la Marca un campanello d’allarme: il baricentro aeroportuale sta scivolando verso Ovest? —

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