Degrado dentro le mura: l’ex Enel di Treviso è diventato rifugio dei senzatetto

Rifiuti, guano e una cloaca a cielo aperto: via vai continuo di persone che ci hanno trovato riparo, per entrare basta spingere il cancello e ci si trova in una giungla

TREVISO. Il via vai avviene anche in pieno giorno, sotto gli occhi dei residenti, che ormai hanno perso le speranze e nemmeno segnalano più alle forze dell’ordine i movimenti all’ex Enel. Siamo in viale Oriani, a due passi da porta Carlo Alberto e Santa Maria Maggiore. Qui sporcizia, rifiuti e abbandono sono i vicini indesiderati delle molte famiglie che abitano nel quartiere.

Facilissimo entrare


Una condizione che stride con le luci e le attenzioni date ad altre zone del centro. «La finiranno di sistemare sempre il Duomo e il Calmaggiore. Treviso è bella? Si certo, se passi di là non c’è dubbio. Se vieni qua la mattina e guardi ex Enel, ex Simonetti ed ex Questura, forse te ne vai con un’idea diversa», si sfoga Davide Sampino, parrucchiere con il salone che si affaccia a due passi dall’ex Enel.

Negli ultimi mesi però all’abbandono si sono aggiunte frequentazioni sospette. Nell’area da settemila metri quadrati di viale Oriani di giorno e di notte c’è un gran via via di persone, è sufficiente mettersi ad osservare per mezzora attorno alle 12, per vedere due uomini entrare. Farlo è facilissimo: basta spingere il cancelletto a fianco all’entrata principale su via Carlo Alberto. All’interno la vegetazione ha spaccato asfalto e coperto alcuni degli edifici.

Ma questo è certo l’aspetto meno preoccupante per i residenti, se non fosse per le zanzare e gli insetti che vi trovano terreno fertile. Ma all’interno i segni delle frequentazioni di cui parlano i residenti stessi sono evidenti. C’è una bicicletta, chiusa pure con il lucchetto – non si sa mai che qualcuno entri a rubarla – c’è un sacco pieno di vestiti, i resti di un pasto di poche ore prima. E una stanza intera - forse era l’officina o una rimessa – utilizzata come bagno. Al posto del water però c’è solo il pavimento.

Una cloaca a cielo aperto

L’odore è nauseabondo, e d’estate viene sicuramente avvertito anche da chi parcheggia aldilà del muro, a pochi metri da quella cloaca a cielo aperto. Difficile pensare che ci si possa vivere, o anche solo passare alcune ore, eppure i segni della vita quotidiana di qualcuno sono lì a pochi passi. Sull’altro lato, l’edificio dove gli abusivi dell’ex Enel hanno trovato un tetto. La porta principale è sbarrata dall’interno, come se si volesse impedire dall’entrare per la via più facile.



Biciclette, scopa, paletta e detersivi

Ma all’interno un’altra bicicletta, una paletta e una scopa per pulire, anche del detersivo. Le pulizie non saranno di certo frequenti, ma qui qualcuno ha provato a rendere vivibili alcune sale. Nell’area più a nord invece ci sono tetti crollati, sale intere ricoperte dal guano, tombini aperti, e anche alcuni dissesti nel terreno. Da uno di essi, successivamente scavato – si vede a fianco la terra di riporto – è spuntato un pezzo delle mura perpendicolare rispetto alla cinta che circonda la città. Ma a fare da perimetro dell’ex Enel sono proprio le mura. Solo che tra i mattoni sono cresciute piante, diventate alberi che ora stanno spaccando dall’interno la cinta.

Spaccature sulle antiche mura

L’allarme lanciato mesi fa guardando da viale Nino Bixio le mura, appare quasi secondario ora rispetto a quello che accade all’interno dell’area acquistata da Zoppas e Setten (Davide Alcide in questo caso) per farci cinque palazzine residenziali.

«Questa zona potrebbe essere un gioiello invece vedete com’è presa», aggiunge Faustino Marcon, fiorista di Madona Granda, «sì il via vai di gente si vede da un po’. Ma qui il Comune deve fare la sua parte. Quanto meno chiudere in modo che nessuno possa entrare, e poi innescare lo sviluppo di quest’area. I privati fanno quello che vogliono ovviamente, ma il Comune dovrebbe aprire un colloquio con i proprietari per cambiare l’andazzo preso da questo quartiere. Almeno si utilizzi l’ex Enel come parcheggio in attesa che i proprietari decidano cosa farci».—

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