Positivi, Treviso doppia le altre città. «Qui grandi focolai ma tanti controlli»

La Provincia maglia nera in Veneto da settimane. Il Dg Benazzi: «Il virus circola e ha ancora molte incognite»

TREVISO.

Da luglio in cima alla classifica per numero di contagi in Veneto, la provincia di Treviso ha registrato negli ultimi due mesi alcuni tra i più grandi focolai di coronavirus d’Italia. Il risultato aggiornato a ieri evidenzia in tutto 907 cittadini attualmente positivi, circa 1/3 dei 2.992 contagi regionali. Nelle ultime 24 ore altre 23 nuove positività al tampone, un misto tra vacanzieri, contatti di infettati e persone che hanno effettuato il test per via di qualche sintomo sospetto. In tutto 1.332 soggetti in quarantena.


UN INSEGUIMENTO ESTENUANTE

«Il virus c’è e sta circolando, non dipende dall’azienda sanitaria questo andamento, noi continuiamo a cercare il virus, facendo i tamponi anche ai contatti delle persone positive. Un lavoro enorme, per il quale devo ringraziare tutti gli operatori. Continuiamo a portare a galla le situazioni a rischio e a circoscrivere i focolai» sottolinea il direttore generale dell’Usl 2 Francesco Benazzi, appellandosi ai cittadini, «affinché continuino a tenere un comportamento responsabile».

FENOMENOLOGIA DEL VIRUS

È stata un’estate rovente sotto il profilo dell’emergenza Covid nella Marca. Dapprima il centro di accoglienza dell’ex caserma Serena di Casier arrivato a contare oltre 250 persone colpite dal Covid, quindi, seguendo il filo rosso del lavoro interinale che occupava alcuni dei migranti, è stata la volta della Brt (ex Bartolini) di Casale sul Sile, poi l’allarme rientrato per un contagio in Benetton.

A stretto giro un cluster imponente nella ditta di polli Aia di Vazzola in fase di negativizzazione dopo aver sfiorato i 200 infettati, e probabilmente favorito dall’ambiente freddo e umido della macellazione come ha evidenziato la Federazione dei Veterinari Sivemp del Veneto. Quindi dall’Aia il nuovo fronte della lotta al virus si è spostato dentro l’Electrolux di Susegana, dove il livello di allerta è stato innalzato ieri a 2 su 3, e sarà avviata una maxi campagna di screening per 700 lavoratori dopo che sono emerse 9 positività. Al via domani la prima batteria di test per 200 operai.

L’ANALISI

Il dg Benazzi ripercorre l’ultimo periodo. «Il riassorbimento del focolaio dentro l’ex Caserma Serena è un aspetto rilevante, poi abbiamo avuto l’Aia con una casistica elevata, abbiamo fatto oltre 500 tamponi e stiamo monitorando settimanalmente il virus, che è in fase di ritirata». Sotto controllo anche la situazione alla SuperBeton Spa di Nervesa, ma ecco che il coronavirus è tornato a bussare nelle case di riposo con 87 tra anziani e operatori positivi tra Civitas Vitae di Vedelago, Villa Tomasi di Spresiano, Opera Immacolata di Lourdes di Conegliano e due dipendenti alla Comunità alloggio Il Burraco di Ponzano e al Ceod Città di Conegliano. In vista della coda autunnale della pandemia l’autorità sanitaria sta provvedendo a ultimare il corso di preparazione degli operatori per effettuare in proprio il test rapido.

«Continuiamo con lo screening periodico nelle Rsa dove il virus entra attraverso i lavoratori» prosegue il dg Benazzi «la formazione interna del personale renderà ancor più rapido l’isolamento dei casi sospetti». Nell’andamento dell’epidemia nella Marca pesa anche un altro dato, rimarcato dal numero uno della sanità trevigiana: l’elevato numero di vacanzieri rientrati da aree a rischio, in particolare Croazia e Spagna. «Dal 15 agosto al 13 settembre su 28.602 tamponi eseguiti sono stati analizzati 10.522 vacanzieri, il 72% da Croazia, 13% da Spagna, 12,5% da Grecia, 2% da Sardegna e 0,5% da Malta, sono emersi 97 positivi» conclude Benazzi «a cascata abbiamo rilevato positività in ambito familiare, tra gli amici e i contatti più stretti. Dobbiamo continuare a tenere alta l’attenzione, cominciando dai comportamenti individuali che aiutano a contrastare la diffusione del virus: lavaggio delle mani, metro di distanza e mascherina».—


 

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