Niente delega dal sindaco, sposi costretti a “emigrare” da Motta

Lei consigliera di minoranza, lui cantautore. Ora accusano: «Righi padronale». Il primo cittadino avrebbe negato a un altro consigliere di celebrare al suo posto

Motta di Livenza

«Questo matrimonio non s’ha da fare, né domani, né mai», dissero i bravi manzoniani a Don Abbondio per impedire l’unione tra Renzo e Lucia. «Questo matrimonio non s’ha da fare nel mio comune, se a celebralo non sono io», potrebbe invece sintetizzare la posizione del sindaco di Motta di Livenza, Alessandro Righi, verso i “promessi sposi” suoi concittadini Pablo Perissinotto e Giulia Tonel.


Romanzesca non è solo la situazione ma anche i protagonisti, perché Perissinotto è un cantautore con un seguito a livello nazionale e Tonel una consigliera comunale di minoranza oggi candidata alle elezioni regionali. Aggiungiamo un testimone di nozze d’eccezione, come lo scrittore Enrico Galiano, e il celebrante richiesto dalla coppia di fidanzati, Francesco Marchese, anche lui consigliere nel gruppo “Motta Unita” con la futura sposa.

Il matrimonio è fissato per il 10 ottobre e la delega da parte del sindaco a un cerimoniere terzo è una possibilità prevista dalla legge. «A gennaio chiesi personalmente al sindaco Righi di poter celebrare io il rito civile – racconta Marchese – e lui sulle prime mi disse di sì. Poi arrivò la pandemia, ma i preparativi per il matrimonio procedevano, mentre si attendeva il via libera ufficiale del primo cittadino».

Passano i mesi e le cose si complicano, distanziamento sociale, mascherine, parenti anziani, andava predisposto tutto nei minimi dettagli, e per il cantautore e la consigliera farsi sposare da un amico era fondamentale, ma la conferma del sindaco alla delega di Marchese non arrivava.

«Abbiamo inoltrato richiesta formale e solleciti all’ufficio anagrafe – spiega Perissinotto – ma nessuno si è degnato di risponderci». La risposta è arrivata infatti ancora dai corridoi. «A fine agosto ho avvicinato il sindaco dopo una commissione – continua Marchese – ma questa volta la posizione fu “ci devo pensare, perché qui i matrimoni li ho sempre celebrati io”, e alla mia richiesta del perché avesse cambiato idea, disse solo “il lockdown ha portato consiglio”».

Alessandro Righi, chiamato in causa sui social pubblicamente da Perissinotto, e contattato da noi per avere la sua versione dei fatti, non è stato raggiungibile. Si è aperta quindi una situazione di standby che ha costretto gli sposi a un ultimatum, chiedendo di avere una risposta entro un mese dalle nozze, per «ovvie ragioni organizzative». Il tempo scade e la risposta non arriva: la cerimonia nuziale allora si farà “in esilio” a Meduna di Livenza, un po’ per ripicca un po’ perché il sindaco Arnaldo Pitton è un caro amico della coppia, che si farà sposare da lui. «La posizione del sindaco Righi manifesta una gestione padronale del Comune – chiosa Marchese – e la vicenda ha risvolti farseschi».

Infatti Galiano ha preso carta e penna e “Ci devo pensare” sarà il suo prossimo romanzo. —



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