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Bolzon: «La città deve ripartire dalle frazioni e recuperare appeal»

Il ritorno in politica del capolista di “Sartoretto Sindaco” «Si può migliorare in ambiti come la sanità e i trasporti»

DAVIDE NORDIO
2 minuti di lettura

CASTELFRANCO

Dopo quasi trent’anni, ha deciso di rientrare in politica. Nazzareno Bolzon, 63 anni, è il capolista di “Sartoretto Sindaco”, lista della coalizione di centrosinistra Castelfranco Merita. Insegnante in pensione e a lungo vicepreside dell’Ipsia Galilei, Bolzon è stato consigliere comunale a Castelfranco dal 1980 al 1990 e dal 1982 al 1987 anche assessore, mentre dal 1994 al 1996 è stato coordinatore regionale de La Rete, il movimento fondato da Leoluca Orlando. Ora è coordinatore delle scuole d’infanzia parrocchiali castellane.

Bolzon, come mai questo ritorno?

«Diciamo che ci sono stato spinto, nel senso che molte persone della mia frazione, San Floriano, mi hanno chiesto di rimettermi in gioco. Un sacrificio, perché non è una passeggiata che faccio molto volentieri. Anche perché questa è una lista trasversale, con persone indipendenti e che mettono in campo competenze diverse. L’obiettivo è quello di far eleggere sindaco Sebastiano Sartoretto».

Com’è nata la decisione di puntare su di lui?

«Personalmente con lui c'è anche una storia comune in politica. Ma soprattutto Sebastiano è una persona che vuol bene alla nostra città e può dare un contributo fondamentale per un cambiamento di cui tanti sentono la necessità. È anche un fatto fisiologico, dopo dieci anni di Lega. Crediamo che Castelfranco deve cambiare anche per recuperare quel ruolo che aveva e che ormai è decaduto, anche se non sempre per colpa dell’amministrazione attuale».

In particolare?

«Nel settore della sanità, ad esempio, ma anche in quello della scuola. Visto che il sindaco Marcon è anche presidente della Provincia potevano arrivare più risorse. Rimane il fatto che città assimilabili a Castelfranco, come Montebelluna, Conegliano o Cittadella hanno conosciuto uno sviluppo in questi anni. Castelfranco invece brilla perché questo non c’è stato, anzi abbiamo perso attrattività».

Lei mette in campo l’impegno nella sua frazione…

«Certo, bisogna dare maggior attenzione alle frazioni, non bastano interventi spiccioli, la rotondina, il marciapiede. Le frazioni devono essere rivitalizzate, altrimenti diventano dei dormitori».

E come si può creare un sistema che integri le frazioni nella città?

«Penso ad esempio ad un miglior sistema dei trasporti: ci sono piste ciclabili che si bloccano sui punti critici, ci sarebbe bisogno di un sistema integrato di percorsi protetti. E poi studiare come incentivare il trasporto pubblico urbano. Anche sul settore edilizio, c’è stata troppa cementificazione: bisogna riutilizzare l’esistente, ma con attenzione per non creare “mostri”. Bisogna uscire dalla logica degli affari».

Una cosa che le sta particolarmente a cuore e su si impegnerà?

«Sicuramente il destino di Villa Balbi che è il cuore della mia frazione. Lo abbiamo scritto anche nel programma: occorre riaprire un dialogo con la proprietà (i Canonici Lateranensi, ndr) per mantenere qui la scuola media e valorizzare il parco e la barchessa che hanno potenzialità enormi». —



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