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Seggi, sindaci trevigiani a caccia di sedi alternative alle scuole. «Ma la burocrazia ci boicotta»

Votare nelle aule appena riaperte? A Sarmede, Miane, Zero e Mareno non si useranno le scuole. Altri municipi sono in attesa del via, ma ci sono i bocciati

Sarmede, Miane, Zero Branco e Mareno sono i Comuni che ad oggi hanno trovato sedi alternative per i seggi elettorali e quindi non costringeranno i loro alunni a tornare a casa dopo nemmeno una settimana di scuola. Pochi e «fortunatissimi» secondo altri sindaci, che invece si sono scontrati con il muro altissimo innalzato da norme e burocrazia.

Botta e risposta


«Ci siamo trovati soli senza alcun sostegno da parte della prefettura che pure ha invitato i sindaci a trovare altre sedi» è in sintesi il pensiero dei primi cittadini Rossella Cendron (Silea), Paolo Galeano (Preganziol) e Antonello Baseggio (Ponzano). «A solo una delle quattro richieste che sono arrivate alla commissione elettorale che presiedo è stato detto di no. Molti sindaci nemmeno hanno presentato la domanda», chiarisce la dirigente della prefettura Paola De Palma.

Chi ce l’ha fatta e chi aspetta

Ma partiamo da chi oggi ce l’ha fatta. Zero Branco ha spostato tutti e 9 i seggi (6 nel capoluogo, 2 a Sant’Alberto, 1 a Scandolara) nelle palestre che si trovano al medesimo indirizzo delle scuole. A Miane i due seggi solitamente collocati nelle scuole sono stati portati nel palasport di via Cava 32. A Sarmede altri cambiamenti: a Rugolo, anziché nella scuola dell’infanzia, il seggio verrà collocato nel centro sociale di piazza Zavrel 1, mentre a Sarmede dalla scuola primaria i due seggi si trasferiranno nel centro polifunzionale di via Pertini 1. A Mareno votazioni trasferite dalla scuola media all’edificio comunale in piazza municipio e alle vecchie elementari. Oltre a chi ha già strappato il sì c’è chi ha presentato il progetto e sta attendendo il via libera dalla commissione elettorale circondariale di riferimento. È il caso dei Comuni dell’Opitergino, a cui verrà datata una risposta martedì. Tra loro Ponte di Piave, San Polo e Motta. E poi c’è chi presenterà la domanda. Ma attenzione, i tempi sono strettissimi: termine ultime per chiedere il trasloco è dieci giorni prima del voto. Spresiano proporrà per Visnadello e Lovadina la palestra e la vecchia scuola, e per le medie la palestra o il capannone della Pro Loco. Anche Vittorio Veneto presenterà domanda. Uno solo il “no” dato dalla commissione elettorale ad oggi, a Breda. Ma c’è anche chi ha desistito prima di formalizzare la richiesta.

Silea e Preganziol alla carica

È il caso di Silea, che non manca di prendersela con la prefettura: «Non è stato dato alcun sostegno ai Comuni dopo l’invito arrivato per trasferire i seggi», sbotta il sindaco Rossella Cendron, «Noi le sedi alternative le avevamo, ma sarebbe servito un minimo di elasticità. Al centro anziani di Lanzago ci è stato fatto notare che il problema era legato alle vetrate. Perché, nelle scuole non ci sono? I seggi inoltre devono essere completamente insonorizzati. Com’è possibile in una palestra? L’impressione è che si siano utilizzate due pesi e due misure. Dopo le prime domande avanzate alla prefettura, siamo stati rimandati alla commissione elettorale, che sempre della prefettura è. Ma i colloqui telefonici hanno già di fatto chiuso la porta alle nostre soluzioni, che quindi non abbiamo formalizzato». Anche a Preganziol Paolo Galeano ha desistito dopo i colloqui con la commissione elettorale: «Troppe norme impossibili da rispettare. Mi chiede però perché ad altri viene consentito». Un esempio? A Povegliano già da anni si vota nella sede della Pro Loco, a Santandrà al centro sociale. «I Comuni sono costretti a sobbarcarsi la spesa intera del trasferimento, e di tutti gli interventi necessari, mentre l’organizzazione dei costi dei seggi ordinari viene in parte rimborsata dallo Stato».

Le regole

Le regole da rispettare: i seggi devono essere insonorizzati e indipendenti anche se collocati nello stesso stabile, devono avere entrate differenziate, rispettare la collocazione territoriale delle sezioni, sulla scheda deve esserci l’indirizzo corretto. «Da parte delle commissioni c’è la disponibilità ad analizzare tutte le proposte», dice la De Palma, «Nella prima riunione 18 sindaci hanno dato una disponibilità di massima, ma non tutti poi hanno formalizzato la richiesta. Va detto anche che oltre alla normativa ordinaria va rispettata quella sanitaria, e quindi devono essere scelte sedi con ricambio d’aria. Non per tutti i Comuni, soprattutto i più grandi, il trasloco è semplice. Nella sottocommissione che presiedo però è stato dato un solo “no”». —

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