«Basta didattica a distanza» Insegnanti e genitori in campo

In un mese raccolte 2.307 firme consegnate all’assessore regionale Donazzan «I ragazzi devono tornare in classe, senza distanziamento né mascherine»

No alla didattica a distanza, no al distanziamento in classe, no all’utilizzo della mascherina a lezione. Lo chiede “Scuola Reale Veneto”, comitato formato da docenti e genitori, che ha fatto pervenire un documento corredato da 2.307 firme all’assessore regionale Elena Donazzan.

«Chiediamo siano riviste le misure per la ripresa dell’attività scolastica. I bambini, i ragazzi e i giovani non dovrebbero conoscere il distanziamento sociale che implica una lontananza non solo fisica, ma anche umana. La scuola è una comunità dove si vive in reciprocità e non può esserci relazione con il distanziamento», è il messaggio della petizione. La raccolta firme ha preso forma il mese scorso e il gruppo promotore ha un forte radicamento nella Marca, Coneglianese in primis. Insegnanti e famiglie esprimono concetti chiari, chiedono che il difficile momento storico possa diventare un’opportunità per ripensare «l’organizzazione scolastica dal punto di vista strutturale e pedagogico». Parole chiare che devono accompagnarsi a una precisazione: dalla ripartenza di settembre la didattica a distanza sarà «residuale e limitata alle superiori», come rimarcato le settimane scorse dal provveditore Sardella, «le mascherine potranno essere abbassate in aula in presenza del metro di distanza e utilizzate solo nelle situazioni di movimento», stando alle ultime dichiarazioni della ministra Azzolina, che ha interpellato il Comitato tecnico scientifico.


Quanto alle richieste di docenti e famiglie, ispirati dal movimento nazionale “La Scuola che accoglie”, ci sono altri aspetti da mettere in rilievo: «L’assenza di insegnanti, psicologi, educatori, genitori e personale Ata fra coloro che hanno stilato le linee guida per il rientro a scuola; la trasformazione di dirigenti e insegnanti in sorveglianti sanitari; la totale inconciliabilità e inapplicabilità del piano di rientro». Ma com’è nato il movimento? «Eravamo preoccupati per il futuro dei figli, alla luce di quanto già vissuto per il lockdown», osserva Silvia Barel, portavoce “Scuola Reale Veneto” e mamma coneglianese, «Un disagio percepito pure da tanti docenti, che nei mesi scorsi hanno dovuto sopportare le difficoltà della didattica a distanza. Didattica a distanza solo residuale? Anche se residuale, pur sempre didattica a distanza sarà. Una didattica che non va incontro alla relazione. Non scordiamoci che la scuola è pure educazione alla vita». —

M.T.

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