Contenuto riservato agli abbonati

Ex Serena, festa in quarantena fino all’alba. La Lega: «Aprire un’inchiesta sui contagi»

Nella struttura sono isolati 131 migranti risultati positivi ai tamponi. Gli altri sono in quarantena. Sabato notte residenti infuriati: «Non ne possiamo più, chi controlla?». Sono dovute intervenire le forze dell’ordine

TREVISO. Musica e balli fino a tarda notte nel centro di accoglienza all’ex caserma Serena, oggi in quarantena. È successo due giorni fa, e così pure sabato notte quando la musica mandata dagli stereo dei migranti in isolamento è rimbombata nel quartiere fino alle tre di notte scatenando l’ira dei residenti, e mille domande. Prima fra tutte una: distanziamento e sicurezza in una struttura che conta oggi 137 contagiati su circa 300 ospiti... e di notte balla. E intanto la Lega chiede conto del contagio nella struttura dove ieri c’è stato un nuovo sopralluogo dell’Usl 2. 
 
Musica e balli
Non era la prima volta che gli ospiti della Serena organizzavano delle feste serali all’interno della caserma. Dall’avvio della quarantena (a metà settimana) era già stato organizzato un party, stando a quanto raccontano i residenti. Ma sabato sera gli ospiti si sono lasciati andare alzando il volume degli stereo e continuando a divertirsi fino a notte fonda. La musica echeggiava tra i caseggiati della struttura, ma si sentiva distintamente anche fuori, tanto da scatenare una lunga serie di telefonate alle forze dell’ordine da parte del vicinato che alla fine, quand’erano quasi le 3, è andato direttamente a chiedere conto di quanto stesse accadendo al piantone delle forze dell’ordine davanti alla ex caserma. Prima hanno documentato musica e grida della festa con un filmato che trovate qui sotto.
 

Ex Serena, proteste per la festa a tarda notte. IL VIDEO

 
I residenti: «Qui chi vigila?»
È estate, fa caldo, nella struttura ci sono trecento persone chiuse dentro. Difficile pensare che possano solo leggere o giocare a carte. «E infatti nessuno pretende questo», dicono i residenti, «Abbiamo sempre tollerato musica e schiamazzi, grida e quant’altro, ma non possono fare quello che vogliono fino all’alba». Ma in realtà, c’è anche un’altra paura: «Lì ci sono 137 persone ammalate, e più di duecento sane. Chi ci assicura che in queste feste stiano distanti? Chi assicura che non ci sia promiscuità? Lo auspichiamo, ma qui c’è gente che vive a pochi metri dalle finestre della struttura ed ha le sue legittime paure temendo che un domani il contagio si allarghi ancora».
 
Richiesta danni 
Giorni fa il sindaco Mario Conte aveva annunciato di voler chiedere risarcimenti al governo per il danno d’immagine e i problemi causati alla città dal maxi contagio alla Serena, ora si aspettano i fatti. Ieri, intanto, il video della festa è arrivato anche a lui. Il parlamentare leghista Coin da Roma è tornato a chiedere massimi controlli sulla quarantena nel centro, ma intanto la Lega ha alzato il tiro. 
 
Inchiesta sul contagio
A metterci il carico da novanta è arrivato infatti l’europarlamentare leghista Gianantonio Da Re chiedendo l’apertura di una inchiesta sul contagio in caserma. «Bisogna fare luce su quanto successo, se c’è stata una carenza di attenzione ai protocolli, chi ha sbagliato deve pagare», ha detto ieri. «È ora che chi di dovere intervenga. Si sono chiesti sacrifici enormi ai cittadini, privazioni della libertà, mascherine, limitazioni di ogni genere; ed ora ci si trova davanti un contenitore in cui la situazione è degenerata, tra promiscuità e via vai».
 
Da Re replica alle polemiche arrivate dal centro sinistra e dai sindacati, che hanno puntato il dito proprio contro la Lega e il decreti dell’ex ministro dell’interno Salvini colpevoli «di essere i primi responsabili degli assembramenti nelle caserme e negli hub avendo smantellato l’accoglienza diffusa».
«Se non ci fosse stato quel decreto», replica Da Re, «adesso i migranti avrebbero esportato il contagio in tantissimi altri contesti urbani più piccoli, tra case e quartieri». Di qui l’affondo: «Quello che si deve fare, in questa situazione, non è continuare ad accogliere, ma fermare gli arrivi, chiudere i centri e rimandare tutti a casa». Ma prima, dice Da Re, «bisogna chiarire cosa sia successo a Treviso». Chiama in causa direttamente la società Nova Facility, responsabile della struttura: «Con un terzo degli ospiti contagiati, è palese che qualcosa non sia andato per il verso giusto. Il virus era già dentro? È arrivato da fuori e non è stato fermato? Lo si deve capire. Io non condanno a priori nessuno». —
 
© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

Minestra di cavolo nero, fagioli all’occhio e zucca con maltagliati di farro

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi