"Ora i Benetton riportino in Italia le produzioni oggi all’estero"

L’appello di Giuliano Secco: «Solo così salveremo i nostri laboratori tessili». Nella Marca perse oltre 400 aziende di abbigliamento e calzature dal 2009

TREVISO.

Riportare in Italia la produzione dei maglioni e degli altri capi d’abbigliamento, oggi disseminata soprattutto tra Asia e Nordafrica, per ridare fiato (e lavoro) alla galassia di laboratori tessili trevigiani, costellata - negli ultimi anni - da centinaia di fallimenti e cessazioni di attività. È la proposta che Giuliano Secco, presidente Confartigianato moda Veneto e titolare della Tiemme Sas di Morgano, rivolge direttamente alla famiglia Benetton, convinto che la progressiva uscita da Autostrade possa aprire a un ritorno alla loro storia industriale, e cioè alla manifattura.

La proposta

Due giorni fa era stata Maria Cristina Piovesana, presidente di Assindustria Venetocentro, a schierarsi apertamente con i Benetton cui ha dedicato una lunga lettera, rimarcandone l’importanza dal punto di vista industriale e difendendo la famiglia dagli attacchi personali del post Ponte Morandi. Ora tocca a Giuliano Secco intervenire sul futuro del gruppo di Ponzano, auspicando un ritorno alle origini: «È dall’inizio della pandemia che la Federazione Moda di Confartigianato insiste per proporre un’ alleanza per fare del Veneto il pioniere della ripartenza economica e produttiva del nostro Paese, ma puntando sulla filiera made in Italy. Se si potrà fare un patto di filiera che impegni la committenza a produrre una parte delle loro future collezioni qui in Italia - un patto del quale il ritorno dei Benetton alla manifattura potrebbe essere la pietra angolare - e in Veneto in particolare, non solo verrà dato un contributo straordinario all’occupazione e alla ricchezza del nostro territorio, ma verrà soddisfatta una duplice esigenza: quella di mantenere viva la filiera nazionale, valore dimostratosi strategico in eventi straordinari come il coronavirus, e quella di sfruttare l’orgoglio patriottico che certamente si rafforzerà quando torneremo ad una normalità anche negli acquisti di capi realmente e volontariamente made in Italy». In definitiva, «l’uscita dei Benetton dal controllo di Autostrade apre a un probabile ritorno alla loro storia industriale di cui la famiglia di Ponzano è stata grande innovatrice, creando un modello d’impresa che ha rivoluzionato la catena di produzione e distribuzione dell’abbigliamento».

Il distretto

Secco ricorda che il Veneto è uno dei principali protagonisti della moda italiana, e la Marca non fa eccezione: con le sue 1.584 sedi d’impresa attive garantisce ogni anno 2,4 miliardi di export. L’intera regione, complessivamente, vale più di un quinto del totale italiano. Il problema è l’andamento: la provincia di Treviso ha visto assottigliarsi, anno dopo anno, il numero delle aziende del settore, con conseguente perdita di posti di lavoro e professionalità. Oggi sono 12.700 gli addetti presenti. Al 31 marzo di quest’anno, il numero di aziende del settore presenti in provincia di Treviso era il più basso dal 2009 a oggi. Tutti i grandi brand della Marca - Stefanel, Tessitura Monti, Benetton Group - vivono, seppur con dinamiche assai diverse, momenti di difficoltà. —



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