Effetto Covid, impennata dei risparmi: nei conti trevigiani 500 milioni in più

Depositi in banca cresciuti del 5-7 per cento da marzo: «Privati spaventati e investimenti fermi, scarsi segnali di ripresa»

TREVISO. Almeno mezzo miliardo di euro accumulato nei conti correnti dei trevigiani da marzo a oggi. La stima è per difetto, e si riferisce all’incremento dei depositi negli istituti della Marca durante le lunghe settimane di lockdown.

Un salvadanaio che i trevigiani hanno riempito giorno dopo giorno rinunciando a spese e investimenti, e non è una buona notizia: «È la conseguenza del crollo dei consumi e della paura nel futuro» spiega Claudio Giacon, direttore generale di Credito Trevigiano. Secondo i primi riscontri, inoltre, le fasi due e tre non hanno impresso un deciso cambio di tendenza.

Le fotografie delle banche.

I 500 milioni accumulati in pochi mesi sono, come detto, una stima per difetto, in quanto nel calcolo mancano all’appello le grandi banche commerciali. Quelle più radicate sul territorio, le Bcc, mostrano un incremento medio del 5-7 per cento dei depositi da marzo a giugno.

Banca della Marca (Orsago) conferma che «la raccolta è rimasta stabile da inizio anno 2020 fino a metà marzo (circa 2 miliardi e 210 milioni), da metà marzo è iniziato un “accumulo” sui conti correnti che l’ha fatta crescere di oltre 110 milioni (2 miliardi e 320 milioni) con un +5,25% da inizio anno».

È la norma, non l’eccezione: la trevigiana Centromarca Banca ha affermato di avere un andamento simile, con 100 milioni di euro in più che si sono “depositati” nei conti correnti da marzo a giugno. E ancora: «Banca Prealpi SanBiagio - spiegano da Tarzo - comunica di avere registrato un trend di crescita dei depositi in conto corrente durante il periodo più acuto dell’emergenza coronavirus nella prima metà di quest’anno. In particolare, l’istituto ha registrato, al 30 giugno 2020, un incremento della raccolta diretta in conto corrente del 7 per cento rispetto al 29 febbraio 2020, per un valore complessivo pari a 2,576 miliardi di euro».

In valore assoluto l’incremento corrisponde a circa 168 milioni di euro in più finiti nei conti della più grande Bcc trevigiana. Identica dinamica per Credito Trevigiano (Vedelago), con depositi cresciuti di circa il 5 per cento da marzo a oggi, per un totale di circa 70 milioni di euro. Il conto sale a 448 milioni per tutta la provincia, e tra le maggiori realtà mancano all’appello Bcc Pordenonese-Monsile, Unicredit e Intesa, che non hanno il dettaglio provinciale del numero. Il dato si riferisce soprattutto ai privati, mentre le imprese, al contrario, hanno eroso liquidità, complice la crisi degli ordinativi.

La spiegazione. «Gli unici conti correnti che hanno visto una diminuzione della somma depositata sono quelli delle imprese» conferma Giacon di Credito Trevigiano, «hanno dovuto far fronte a costi aggiuntivi in un periodo in cui il fatturato è rimasto praticamente fermo. In molti casi hanno anticipato la cassa integrazione».

L’opposto di quanto è accaduto alle famiglie. I fortunati che hanno continuato a ricevere uno stipendio non l’hanno più toccato: «Regna l’incertezza, che ritarda gli investimenti su beni come le automobili o gli elettrodomestici, le spese correnti, quelle per la ristrutturazione» continua Giacon.

«Anche i fondi in Borsa segnano il passo: i risparmiatori attendono di capire se ci sarà una ripresa dell’economia, vediamo scadenze di titoli che non vengono rinnovati. A marzo, quando i mercati mostravano tutti il segno meno, chi non ha avuto sangue freddo si è fatto male, chi ha aspettato ha avuto ragione visto che i valori oggi sono mediamente superiori a quelli di inizio crisi».

E la fase due? Non pervenuta, o quasi. L’impressione è che la crisi sia qui per restare: «La mia personalissima idea - conclude Giacon - è che possiamo tornare a una pseudo normalità solo in presenza di un vaccino o di una cura valida. Altrimenti l’incertezza continuerà». —

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