Villa Franchetti come “luogo del cuore” la campagna Fai per salvare il patrimonio

La delegazione di Treviso promuove il complesso architettonico sul Terraglio. Mario Gemin: «Va salvaguardata»



Le biografie illustri narrano che il meraviglioso complesso architettonico e di natura che si affaccia lungo il Terraglio, dimora tra le dimore delle famiglie veneziane in terraferma, sia stato luogo di ispirazione per Ugo Foscolo che vi compose parte dei suoi “Sepolcri”. Il capolavoro sarebbe germinato nella mente del grande letterato durante i soggiorni ospite di Isabella Teotochi Albrizzi, sua sodale e amante. Basterebbe questo dettaglio biografico per immaginare uno spazio magnifico che però, negli anni, ha ceduto all’incuria. Oggi la bellissima Villa Franchetti giace inutilizzata e assediata dalla lussureggiante natura del parco.




A lanciare una campagna di interesse per salvare il complesso è la delegazione del Fai di Treviso che l’ha eletta a “luogo del cuore” da promuovere a forza di clic sul sito del Fondo Ambiente Italiano. A ieri Villa Franchetti aveva ottenuto 580 voti assestandosi al 107° posto in classifica a livello nazionale. «Noi come delegazione di Treviso vorremmo spingere su Villa Franchetti – spiega il capo delegazione del Fai della provincia di Treviso, Mario Gemin – l’anno scorso abbiamo difeso i Serrai di Sottoguda a Belluno dopo quello che c’era stato con la tempesta. Quest’anno puntiamo sulla villa, anche se il Fai cercherebbe di veicolare l’attenzione su luoghi situati sopra i 600 metri». L’obiettivo è tornare a immaginare quel luogo in termini di valorizzazione e salvaguardia nel nome del pregio storico e architettonico. Nel nome della memoria. La villa risale ai primi anni del XVIII secolo e fu innalzata, come usava al tempo, quale dimora di villeggiatura in campagna per la famiglia veneziana degli Albrizzi. Isabella vi insediò il suo salotto letterario frequentato dalle migliori intelligenze del tempo. Il complesso comprende, appunto, la villa e due barchesse più tarde.



La proprietà è dal 1973 in capo all’ente Provincia che l’ha concessa in gestione alla Fondazione Cassamarca quando ancora quest’ultima voleva ricavarvi un campus per l’Università. Progetto poi tramontato. «Il corpo centrale è decorato con stucchi settecenteschi, la barchessa sud più tarda, è decorata con affreschi di Mattia Bortoloni e Gerolamo Mengozzi ad illustrare un ampio ciclo mitologico – aggiunge l’architetto Gemin – Proprio nelle barchesse le condizioni sono più problematiche». Gli edifici sono circondati da un ampio giardino all’inglese che lascia spazio alla vegetazione spontanea, arricchito nel tempo di piante esotiche, e che ospita delle serre, una cavallerizza, un edificio per il gioco della “borela” (i birilli) ora in stato di estremo degrado. Si può dire che la vegetazione si stia pian piano impadronendo dei manufatti ingolobandoli in sé. «Purtroppo con quello che c’è stato con il Covid le visite sono state interrotte, così anche le conferenze, volevamo coinvolgere anche un esperto della Soprintendenza, ma la pandemia ha blocco un po’ tutto. Comunque da settembre coinvolgeremo le scuole». L’iniziativa di promuovere lo spazio tra i luoghi del cuore del Fai ha anche un risvolto economico non indifferente. Al primo classificato il Fai conferisce 50mila euro, al secondo 40mila e al terzo 30mila. Sopra i 50mila voti si ottengono 5.000 euro. A chi vanno? «Un comitato deve farsi promotore – spiega il capo delegazione di Treviso – e ne varrebbe la pena date le condizioni. Purtroppo viene fatta pochissima manutenzione, vialetti in ghiaino sono invasi dalle erbacce e il sottobosco cresce liberamente. Per questo ci appelliamo a tutti i cittadini che hanno a cuore il patrimonio storico e artistico del territorio. Votare è semplicissimo – conclude – basta andare sul sito del Fai». —





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