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Overdose fatale, Chiara muore a 18 anni

La tragedia di Monfumo. Drammatico epilogo dopo giorni in ospedale, famiglia sconvolta. La Procura apre un fascicolo: ora è caccia allo spacciatore

MONFUMO. Era da lunedì ricoverata in condizioni disperate a seguito di una overdose di cocaina: ieri mattina il giovane cuore di Chiara Friggeri ha cessato di battere, gettando nello sconforto la sua famiglia che sperava in un miracolo che purtroppo non è avvenuto.

Chiara aveva 18 anni, lei e la sua famiglia sono molto conosciuti a Monfumo, dove la notizia di questa tragedia è piombata gettando tutti nello sconforto. Chiara era rientrata domenica in famiglia: da febbraio, dopo che in gennaio era diventata maggiorenne, acquisendo anche una indipendenza economica, era andata in Piemonte in provincia Cuneo, ospite del suo amico Ivan, che aveva conosciuto qualche tempo prima, e della famiglia del ragazzo. Ma qui è rimasta bloccata dall’emergenza Covid: una volta che è stato possibile anche muoversi tra regioni la decisione di rientrare, accompagnata da Ivan.

«Chiara è sempre stata una ragazza irrequieta di carattere, anche se amorosa con tutti noi: aveva sempre avuto il desiderio di essere indipendente e anticonformista, libera da tutto anche dai pregiudizi, di cogliere tutte le esperienze».

Purtroppo tra queste c’è stata anche quella con gli stupefacenti, a totale insaputa della famiglia: «Sicuramente non con la cocaina, finché era qui: non aveva certo la disponibilità economica per permetterselo». Molto probabilmente il rientro a casa e la vicinanza di Ivan sarebbero stati l’occasione di dire definitivamente stop a questa parentesi. Invece domenica è prevalsa la voglia dell’“ultima volta e poi basta”.

Nel tragitto in treno da Torino a Padova (dove i due ragazzi erano attesi dal papà di Chiara che li avrebbe portati in auto a Monfumo), la ragazza è scesa alla stazione di Vicenza e qui ha acquistato la dose fatale di cocaina da uno spacciatore: una cosa che pare abbia scatenato una lite tra lei e Ivan, fortemente contrario a questa cosa. «Era contenta di essere tornata a casa, è arrivata alle 18 di domenica – raccontano i familiari – siamo stati insieme qualche ora. Poi è salita in un appartamentino sopra il nostro dove si sarebbe sistemata».

Ed è in questo frangente che avviene la tragedia: a dare l’allarme, poco dopo l’1.30, è Ivan che sente la ragazza cadere pesantemente a terra, in evidente stato di grave malessere. È bastato poco per capire che cosa era successo: sul tavolo c’era ancora la cocaina. Non si sa ancora se sia stata la quantità o la qualità dello stupefacente a causare il malore: forse potrebbe aver contribuito anche il fatto che Chiara assumeva dei medicinali per riuscire a prendere sonno.

Subito viene allertato il 118, l’ambulanza arriva in pochi minuti da Crespano, seguita dall’auto medica. Quindi la partenza a sirene spiegate verso il pronto soccorso di Castelfranco: Chiara è ormai priva di sensi, per venti minuti si prova a rianimarla, la situazione sembra ormai disperata. Ma il suo cuore ricomincia a battere e la ragazza viene trasferita d’urgenza all’ospedale di Treviso, in rianimazione: ma le sue condizioni continuano ad essere gravissime. Ieri alle 11.30 il decesso.

Chiara lascia i genitori Sabrina e Alberto, i fratellini Fabio e Stefano e i nonni. Sul caso ora stanno indagando i carabinieri della compagnia di Castelfranco su incarico del sostituto procuratore Giulio Caprarola per capire chi ha ceduto a Chiara quella dose mortale. —
 

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