Plastica biodegradabile e supercarburanti dai rifiuti di Treviso

Ecco i risultati della raccolta differenziata e delle ricerche di un gruppo di ricerca dell'Università di Ca' Foscari che lavora al depuratore del capoluogo della Marca

TREVISO. “Riciclare conviene perché il carbonio contenuto nei rifiuti di cucina è un bene prezioso”. Paolo Pavan è professore ordinario all’Università di Ca’ Foscari, insegna varier cose tra cui Impianti chimici e  Processi di trattamento dei rifiuti, reflui ed emissioni gassose. A Treviso nel laboratorio allestito al depuratore si è arrivati a un supercarburante bio che contiene il 40% di idrogeno. Questo permette di abbattere l'inquinamento dato che l'idrogeno quando brucia produce acqua, ma soprattutto di ottimizzare le prestazioni del motore. Il tutto, inoltre, riciclando i rifiuti.
 
Con il suo gruppo di ricercatori sta  affinando le tecniche per produrre bioplastica dai rifiuti organici e acque reflue. Ma una volta che la buccia di banana decomposta diventa prodotto in commercio, il consumatore è disposto ad acquistarlo? I ricercatori del progetto Res-Urbis hanno intervistato consumatori statunitensi, spagnoli e polacchi scoprendo che gli adulti sono disposti a pagare un sovrapprezzo per i prodotti ecologici. In particolare i  sacchetti dei rifiuti derivati, appunto, dai rifiuti stessi.
 
“Se potessi parlare con ognuno dei veneti - dice Pavan -  gli direi: “Differenziare ti conviene, perché tutto questo carbonio lo potrai trasformare in sacchetti per il contenimento dei rifiuti e nel carburante che alimenta i camion per la raccolta. Questo farà abbassare ulteriormente le tariffe”.
 

Treviso. Bioplastiche e supercarburanti dai rifiuti umidi e acque reflue

 
“Così si chiude il cerchio, ma c’è ancora molta strada da fare per una transizione a un’economia circolare - commenta Paolo Pavan - un supporto non indifferente per il successo della tecnologia che proponiamo è dato dai cittadini stessi e dall’approccio virtuoso delle municipalità nella raccolta differenziata dei rifiuti urbani. C’è bisogno quindi di una stretta cooperazione ed interconnessione tra la società, fatta di cittadini, il mondo della ricerca e la realtà industriale”.
 
L’Università Ca’ Foscari Venezia è protagonista in questa sfida grazie al gruppo di ricerca in ingegneria chimica che da anni realizza i propri esperimenti nei laboratori adiacenti al depuratore di Treviso, di cui la ricerca stessa è stata ispiratrice.
 
Nell’ambito di Res-Urbis, il professor Pavan, in collaborazione con colleghi dell’Università di Verona e dell’Università “La Sapienza” di Roma (ateneo leader del progetto, in particolare con il gruppo di ricerca coordinato dai ha brevettato un processo per sintetizzare dei polimeri poliesteri biodegradabili (poliidrossialcanoati o PHA) dalla frazione organica del rifiuto solido domestico. In pratica plastica biodegradabile.
 
Il risultato è stato possibile grazie all’impianto su scala pilota sviluppato nei laboratori di Treviso dal team di Ca’ Foscari e Sapienza. Gli studi condotti dal progetto hanno permesso di estrarre oltre 30 chilogrammi di PHA con una purezza del 95%, testati per la produzione di beni di largo consumo.
 
In particolare, è parsa molto promettente l’applicazione per la produzione di pellicole adesive composite, cioè costituite da poliidrossialcanoati e altri polimeri biodegradabili. I test svolti su vari prodotti realizzati hanno mostrato una buona resistenza dei materiali e una presenza di contaminanti inferiore ai limiti prescritti per i prodotti considerati.
 
I risultati del progetto sono un passo avanti verso una “fine dei rifiuti”: scarti organici e acque reflue possono garantire materie prime di valore per produrre materiali a loro volta biodegradabili destinati a rimanere in circolo in un’economia che non spreca nulla.
 
Una bioraffineria dedicata a questa produzione è sostenibile sia per l’ambiente che economicamente, concludono i ricercatori.
“Chi butterebbe rifiuti organici sotto terra, gettando cioè qualcosa che abbiamo scoperto che vale e che se messa sotto terra rischia di contaminare la falda acquifera?”, conclude Pavan, “cerchiamo invece di separare le materie preziose contenute in questi rifiuti, con tanti benefici ambientali ed economici”.
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