Ora il dormitorio di Treviso è aperto tutto il giorno: così anche i senzatetto “restano a casa”

Predisposte sale di isolamento in caso di malattia in via Pasubio ma anche nei centri accoglienza Marinese: «Grato ai lavoratori che sono in prima linea»

treviso. La campagna #restateacasa, a Treviso, non dimentica nessuno. Da sabato infatti il dormitorio pubblico di via Pasubio resta aperto anche tutto il giorno per accogliere fino a 40 senzatetto evitando restino in strada, all’aperto, e possano viver così più al sicuro da possibili contagi. . La decisione è stata presa dal Comune di Treviso dopo una riunione tenutasi tre giorni fa con la protezione civile, i responsabili della Nova Facility (società che gestisce la struttura comunale), autorità sanitaria e responsabili dei servizi sociali. Una prima volta, che dimostra quanto ampia sia la rete di emergenza che si vuole tendere all’interno del Comune, e che ha portato al rapido allestimento di nuovi posti letto, nuove sale, anche per l’eventuale “isolamento” di casi sospetti o febbricitanti.

«Una giusta scelta dell’amministrazione» spiega Gian Lorenzo Marinese, guida della Nova Facility, «che abbiamo immediatamente messo in atto anche grazie alla disponibilità e all’impegno degli operatori che sono in prima fila anche in questa emergenza».


Massima attenzione poi è stata riposta anche nella gestione sanitaria del centro di accoglienza per migranti all’ex Serena (anch’esso gestito da Nova Facility), «effettuiamo controlli di temperatura corporea sugli ospiti, stiamo operando nella massima attenzione spiegando le regole e le attenzioni da seguire ed abbiamo allestito anche lì delle aree isolate o in caso di problemi, oggi fortunatamente inesistenti» spiega Marinese. Tutto in accordo con l’Uls2 e sotto il coordinamento della responsabile sanitaria Laura Nadal.

Per quaranta persone che possono restare a casa, pur non avendone una loro, ce ne sono altre che a casa non ci possono tornare. Ed è il caso degli operatori di Nova Facility impegnati nella gestione del centro di accoglienza a Lampedusa. Sono bloccati lì, tagliati fuori casa dalle limitazioni agli spostamenti imposte dal decreto che impedisce di inviare sul posto i sostituti che avrebbero dovuto dar loro il cambio. «Da loro uno sforzo encomiabile» dice Marinese.

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