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“El Castagner” di Asolo che incantò la Duse e ispirò Freya Stark è monumento d’Italia

Il sindaco Mauro Migliorini plaude al prestigioso riconoscimento. «Stiamo lavorando alla tutela di altre specie, ulivi e querce secolari»

la storia

Chissà se e quante volte gli occhi di Eleonora Duse si sono posati ad ammirarlo. Lei che amava Asolo «paesetto di merletti e poesia» era probabilmente affascinata dalle sue verdi trame, riparo di amori appena nati e ombra dei sentimenti perduti. E chissà quante volte Freya Stark, posate le valigie dei viaggi in Oriente, sarà passata lungo la salita del Foresto Vecchio. E il suo fruscio tradotto in musica da Gianfrancesco Malipiero, e la sua bellezza condensata nelle poesie di Robert Browning e nel tratto impressionista di Eugene Benson.

“El Castagner” di Asolo con oltre trecento primavere sulle fronde è un’opera d’arte della natura ed ora è anche un “Albero Monumentale d’Italia” inserito a pieno titolo nell’elenco del patrimonio vegetale del nostro Paese, tenuto dal Ministero dell’Agricoltura che conta altre 25 piante degne di nota nella Marca. La candidatura del Castagner è stata presentata dal Comune di Asolo, coinvolgendo i Servizi forestali della Regione Veneto, nell’ambito di un’opera di censimento degli alberi antichi della città dei cento orizzonti.

«L’idea è stata sviluppata ad ampio raggio facendo una mappatura delle specie presenti sul nostro territorio» spiega il sindaco Mauro Migliorini «in attesa di certificazione ci sono anche degli ulivi ultra secolari del Cinquecento, dei lecci e delle querce. Indubbiamente la notizia del riconoscimento appena ricevuto dal nostro Castagner ci riempie di gioia e orgoglio, un albero di oltre trecento anni che ne ha viste davvero tante».

Piantato sotto l’impero Austro ungarico, quando ancora si parlava tedesco, ha assistito all’Unità d’Italia, ma anche alla partenza di tanti giovani inviati al fronte della Grande Guerra. E nonostante le radici ben salde nel terreno ha tremato sotto le bombe della Seconda Guerra Mondiale. Sempre più imponente e nodoso ha guardato con impotenza al miracolo economico del Nord Est, ai capannoni spuntati come funghi nella campagna veneta costati il sacrificio di tanti suoi colleghi.

«Il riconoscimento al Castagner è un monito alla tutela dell’ambiente-prosegue Migliorini- Asolo è un museo diffuso con la rocca, il castello e la cattedrale, ma anche tante specie botaniche che pulsano vitalità e che sono a tutti gli effetti dei monumenti da preservare». Si tratta di un punto di partenza, non certo di arrivo. «L’elenco ministeriale è un buon inizio, segno di una presa di coscienza del valore culturale degli alberi che appartengono all’immaginario collettivo e hanno un risvolto sociale importante, basti pensare alla tradizione preromana degli alberi sacri. Ma c’è ancora molto da fare» sottolinea il professor Tiziano Tempesta dell’Università di Padova e membro dell’Osservatorio nazionale del paesaggio rurale, delle pratiche agricole e delle conoscenze tradizionali.

L’attenzione dell’esperto si concentra sulle singole piante, ma soprattutto sulle poche aree verdi rimaste intonse nel Trevigiano: il bosco del Cansiglio, il paesaggio agrario del Palù, i castagneti da frutto di Combai, i meleti di Monfumo, il bosco di Olmè a Cessalto e quello del Sant’Artemio di Treviso. Piccole anime verdi che resistono alla grande avanzata del cemento. —


Valentina Calzavara

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