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Salva il fratellino donandogli il midollo: tutto l’amore di Asia che ha guarito Mattia

Due anni dopo il trapianto, la famiglia Marin di Monfumo ringrazia tutte le persone che hanno dato aiuto 

MONFUMO. Pensare alla malattia è fare un passo indietro: di questi due anni di sofferenza, la famiglia Marin di Monfumo vuole ricordare solo le cose belle, che possano essere d’aiuto ad altre famiglie che stanno attraversando la stessa sofferenza.

La diagnosi


Qualche giorno di malessere e poi gli esami e la diagnosi: leucemia. È il 15 settembre del 2017: invece che a scuola, Mattia, che oggi ha nove anni, è su un’autoambulanza che a sirene spiegate lo sta portando al reparto di oncoematologia pediatrica di Padova. Un venerdì impossibile da dimenticare, anche se da quel giorno tutte le date che hanno scandito la malattia e, per fortuna, la guarigione di Mattia sono altrettanto impresse nella mente di tutta la famiglia. «A ottobre ci dicono che l’unica speranza è il trapianto. Iniziano ad attivarsi: non ci dicono subito che la sorella Asia è compatibile, capiamo che potrebbe essere lei la nostra speranza quando si intensificano gli esami e ci supportano con gli psicologi». Nel frattempo la chemio: quattro cicli e un altro qualche mese dopo, quando Mattia viene sottoposto al trapianto di midollo. A donare è proprio la sorella Asia, oggi 12 anni: «Noi siamo stati fortunati», racconta mamma Debora, «anche se questo non ha risparmiato nostra figlia dal vivere in prima persona tutta la malattia del fratello. Avremmo voluto proteggerla di più».

La battaglia

Sono stati 43 i giorni prima del trapianto passati in ospedale e altrettanti dopo: anche il più piccolo raffreddore poteva essere fatale per Mattia. Il fisico del bimbo è così provato che dopo ogni chemio arriva la febbre, che porta ulteriori ricoveri. A marzo 2018, finalmente il trapianto: oggi anche i medici dicono che Mattia è completamente guarito. La famiglia Marin ha continuato a stare vicino ai piccoli ospiti dell’ospedale pediatrico di Padova e, con discrezione, alle famiglie di altri bimbi colpiti dalla malattia in zona. Con gesti semplici: gli auguri di Natale, una parola, un passaggio in auto: «Ci siamo ripromessi di essere coraggiosi come il nostro bambino», racconta papà Mauro, «Ci sono altre situazioni come quella di Mattia e quando sei dentro non hai la forza di farcela da solo».

I tanti “grazie”

La malattia di Mattia diventa un motivo per dire grazie alle tante persone che spontaneamente hanno portato aiuto e vicinanza. Mauro racconta, commosso, di quando un vicino di casa si è presentato alla sua porta e gli ha messo in mano una busta con 50 euro, dicendo «io non posso fare niente, ma almeno darvi qualcosa per la benzina, sì». La lista delle persone da ringraziare è lunga: «Mattia proprio in questi giorni è andato a ringraziare le suore dorotee che hanno pregato per lui. Noi non ne avevamo la forza». Un intero paese ha raccolto fondi, in parte andati a sostenere la Città della speranza, e poi «le grandi donne: le maestre della scuola e le volontarie che si sono offerte per affiancare l’insegnante dell’Usl: Mattia non ha perso nessun anno di scuola. Si teneva in contatto con la classe via Skype e quando il tempo lo permetteva li raggiungeva per la merenda. Grazie alla famiglia che ha ospitato per un anno Asia, riuscendo a farle fare una vita quasi normale. E grazie alla squadra Asd Monfumo che ha “adottato” Mattia: hanno fatto alzare a lui la coppa del secondo posto e per lui è stata un’emozione forte». —

Maria Elena Tonin
 

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