Carlotta, la guerriera di Silea ha battuto il cancro. Dopo nove mesi torna a schiacciare

La 19enne ha scoperto il linfoma di Hodgkin prima della maturità. Poi la chemio e i capelli che cadono. Ora è di nuovo con il Silea 

SILEA. Nove mesi sono un’eternità. Anche per una guerriera, una che non vuole mai arrendersi. “Dio affida le battaglie più dure ai migliori soldati”, ricorda sovente Sinisa Mihajlovic. Come lui Carlotta Gabbin, 19enne di Silea, giocatrice di pallavolo e capitano del Volley Silea, non è soldato: è guerriera. Sette mesi fa su Instagram pubblica una foto che la ritrae, due mesi dopo la diagnosi del linfoma di Hodgkin, con i capelli corti, l’accettazione che fatica ad arrivare e la determinazione di chi vuole farcela. Nonostante le chemio per trattare quel un tumore del sistema linfatico che colpisce circa 4 persone ogni 100 mila, in particolare tra i 15 e i 35 anni, e che ha colpito anche la tennista Francesca Schiavone. E che ha letteralmente messo in stand by la vita della 19enne di Silea.



C’era la pallavolo (gioca banda), l’esame d’ingresso per Design della Moda, le vacanze dopo la maturità, la spiaggia, le serate con gli amici: tutto si ferma. Nel frattempo per Carlotta e per la sua famiglia inizia una nuova routine, fatta di esami, test e analisi nel reparto di Ematologia al Ca’ Foncello, di una vita che cambia. Mentre gli esami di maturità sono in corso, e con i capelli che iniziano a cadere una settimana prima delle prove orali. Ma Carlotta non demorde. Non poteva farlo. «Non ha mai smesso di andare in palestra a vedere gli allenamenti e le partite - racconta papà Paolo Gabbin - ha anche seguito un corso di smart coach per continuare a frequentare la palestra da allenatrice dell’under 12 del Silea, le è servito per tenere la mente occupata su altro».



È il 20 gennaio, sempre su Instagram, Carlotta annuncia la svolta: «Questi sono stati i 9 mesi più lunghi e più duri della mia vita. Oggi posso finalmente dire di essere in remissione». È tempo di premere di nuovo play. Di tornare all’amata pallavolo, di programmare quei viaggi in Olanda e Thailandia, di far crescere i capelli lunghi, come quando era bambina. «Quando sono tornata ad allenarmi mi sono sentita bene, avevo bisogno mentalmente e fisicamente di tornare alla mia normalità. Gioco a pallavolo da 12 anni, purtroppo prima per un infortunio al crociato e menisco e poi per le chemio sono dovuta stare per tanto tempo ferma, non vedevo l’ora di tornare».



La sua società, il Silea, le sue compagne, il pubblico non l’hanno mai lasciata in questi mesi difficili ma pur sempre solitari, perché, dice Carlotta «in fin dei conti il cancro è di chi ce l’ha. Sono entrata in campo in partita e mi ha fatto un certo senso l’applauso del pubblico, perché io mi sono sempre sentita normale, tutti mi dicono che sono stata forte ma ho fatto solo quello che dovevo fare, accettando le cure e ciò che comportavano. Ho capito davvero di essere malata quando ho iniziato a perdere i capelli. Poi tutto ti colpisce, ti chiedi perché proprio a me, perché ora. Durante le cure ero concentrata sul fare le cose che dovevo fare, esami, chemio, analisi. Quindi non mi ero soffermata sul mio aspetto. Alla fine, quando era tutto passato, è stato uno dei momenti più difficili perché mi guardavo allo specchio e facevo fatica a riconoscermi. In questi mesi mi sono resa conto che c’è davvero tanto di cui avere paura. Ciò che ho capito però è che adesso non mi ferma più nessuno». —




 

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