Migranti, il centro di accoglienza di Lampedusa diventa trevigiano

Alla Nova Facility di Gian Lorenzo Marinese  l’incarico di guidare l’hot-spot nazionale nell'isola siciliana. «Sfida grandissime e responsabilità unica, siamo pronti»

Da Treviso a Lampedusa, 1200 chilometri di volo che non sono solamente un ponte lunghissimo tra nord e sud ma una sfida d’impresa, quella della società trevigiana Nova Facility cui il ministero ha affidato la gestione del principale hot-spot italiano, quello sull’isola siciliana, avamposto dell’emergenza immigrazione d’Europa.

La notizia è dei giorni scorsi, ma è emersa solo nelle ultime ore complici i preparativi per il grande salto che coinvolgerà non solamente Gian Lorenzo Marinese (nella foto a destra, al centro, con lo staff), guida della società, ma anche alcuni suoi responsabili. Si inizia mercoledì mattina, con il passaggio di consegne tra l’attuale gestore e Nova Facility, e si andrà avanti sei mesi.


sos Lampedusa

Questi i tempi dell’affidamento ministeriale: brevi, ma dettati anche dalla difficile e unica situazione che si vive nell’hot-spot siculo dove si lavora in perenne reperibilità, 24 ore su 24, ogni giorno al mese, tra decine di agenti di polizia, carabinieri, Finanza, personale sanitario, altre associazioni. Tutti convivono all’interno della struttura che mesi fa su teatro anche di proteste e incendi; si tratta di un centro di prima accoglienza che non ha nulla a che vedere con quelli distribuiti sul territorio italiano. Lì il tempo massimo di permanenza per i migranti è 72 ore, dopo gli ospiti vengono trasferiti altrove, da sud a nord Italia. Durante quei tre giorni i profughi vengono visitati, schedati, sfamati, poi indirizzati. Nessuno sa quando arrivano, né in quanti. Negli ultimi mesi gli sbarchi sono calati, ma chi lavora all’interno del centro è comunque in prima linea.



«grande sfida»

Nella sede della Nova Facility, periferia est di Treviso, c’è fibrillazione. Si stanno organizzando incarichi, liste del personale, materiali. Un carico partirà con un furgone nelle prossime ore, «poi dovremo provvedere con gli approvvigionamenti lì» spiega Marinese, «e lì assumeremo anche parte del personale». Nova Facility aveva partecipato alla gara su invito, visto che si era candidata alla gestione del centro già due anni fa senza vincerlo. «È stato fin dall’inizio un sogno, un desiderio che cresceva man mano che acquisivamo esperienza e capacità operativa» spiega Marinese, «le difficoltà patite da molte aziende e coop dopo le limitazioni imposte dal decreto Salvini, ci hanno portato ad essere incredibilmente gli unici in gara». Di qui l’affidamento, che si basa anche su un cospicuo dossier tecnico-operativo. «Per noi è una sfida, grande, ed anche una novità» ammette Marinese che nell’ultimo anno ha allargato l’attività di Nova Facility anche alla gestione delle emergenze sociali a Ca’Sugana amministrando il dormitorio di via Pasubio e la casa alloggio in centro, «ma la affrontiamo convinti di poter dare tanto, e di poter imparare a crescere ancora». Il primo atto sarà allestire all’interno dell’hot-spot una sala mensa indipendente (ne è ad oggi incredibilmente privo), poi si punta ad effettuare subito lavori di manutenzione per alloggi e strutture sanitarie. «Il resto verrà con il tempo, in base alle necessità» spiega Marinese che ha ormai capito quanto convenga mettere un piede davanti all’altro, anche in situazioni di vera emergenza. —

Federico de Wolanski
 

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