L’ex operaio albanese espulso da Treviso si pente: «Sbagliato invocare Allah»

Il trentaduenne Florian Saraci si trova in una zona terremotata dell’Albania L’avvocato Marian: «Valutiamo il ricorso al Tar contro il provvedimento»

TREVISO. «Ho sbagliato a invocare la religione perché non sono un musulmano radicale». Florian Saraci, trentaduenne residente a Villorba, si trova in una delle zone recentemente colpite dal terremoto in Albania. In questi giorni si sta tenendo in contatto con i parenti dopo che era stato prelevato dalla sua casa di via Piave a Villorba ed era stato imbarcato in un volo, sotto scorta, diretto a Tirana, mettendo in atto l’espulsione decisa dalla Prefettura.

Ai parenti ha confermato che si aspettava un provvedimento del genere dato che i suoi atteggiamenti in relazione alla religione islamica si erano fatti sempre più violenti. Il suo legale, l’avvocato Simone Marian, si è limitato a dire che l’espulsione di Saraci è un fulmine a ciel sereno anche perché non mi risulta avesse più avvicinato la moglie che, anzi, aveva parzialmente risarcito dopo la condanna. Valuterò un’eventuale impugnazione di fronte al Tar solo dopo aver letto le carte».


Sulla decisione di espellerlo dal territorio italiano, hanno avuto il loro peso soprattutto il processo e la condanna ad un anno di reclusione per atti persecutori nei confronti della moglie. Non voleva che la donna, parrucchiera, parlasse con altri uomini, che uscisse con le amiche e che portasse la figlia in piscina. La pedinava, la aggrediva in pubblico e soprattutto la minacciava «in nome di Dio». E di questo ora dice di essere pentito: «Ho sbagliato a invocare la religione per quello che ho fatto».

Un giorno la prese a schiaffi in strada dopo aver salutato una collega ed il marito, all’esterno del negozio dove lavorava e l’aveva minacciata: «Se ti trovo con altra gente ti sgozzo», le aveva detto. Dopo che si era separato, continuava a chiederle di mandargli fotografie per provare che era a casa con la figlia piccola. Un regime di vita insostenibile che aveva indotto la moglie a denunciarlo. Nell’agosto del 2018 fu arrestato e nel febbraio scorso, era stato condannato.

Dopo la sentenza era riuscito ad ottenere la libertà, con il divieto, però, di avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dalla moglie. La sentenza di primo grado è stata confermata in Appello appena pochi giorni fa. deriva radicaleLa condanna per stalking, nonostante avesse contribuito a costringerlo ad evitare i contatti con la moglie, non l’aveva dissuaso dal frequentare gli ambienti radicali di fondamentalisti dei Paesi Balcanici della provincia di Venezia. 

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