In provincia di Treviso l'ultima vendemmia con l’uva Rabbiosa, l’antenata del Prosecco

Pat del Colmel festeggia la fine della stagione con una festa. Raccolta manuale anche per la “matriarca” Anna: 89 anni 

MONFUMO. Con l’ultima raccolta completata in questi giorni si è conclusa la stagione della vendemmia anche sui Colli asolani. E anche quest’anno, protagonista in riva è stata la 89enne Anna, la mamma di Lino Forner, che non ha voluto perdere un grappolo.. Ultime viti a regalare i loro prodotti sono state quelle di un piccolo vitigno autoctono, chiamato Rabbiosa, coltivato sul cocuzzolo conteso dai tre comuni di Asolo, Monfumo e Castelcucco.

Proprio sul «colmel dei Pat», infatti, domenica si è festeggiata l’annata, davvero straordinaria, di questa particolare qualità di uve che solo la sapienza e la passione di un piccolo coltivatore sono riuscite a traghettare oltre al fenomeno del vino più famoso al mondo.

Come una volta, l’occasione è stata propizia per radunare familiari, maestranze e amici di questo piccolo fenomeno che ogni anno miete maggiori estimatori. Vitigno sconosciuto ai più, dal grappolo compatto e dorato, citata nella Ampelografia della provincia di Treviso del 1870, la Rabbiosa è una specie sopravvissuta alla tragedia della filossera ottocentesca.

Da quest’uva si ricava un vino a fermentazione naturale in bottiglia, sboccatura a trenta mesi, in purezza e dal grado alcolico vicino ai 13 gradi. La produzione è ancora minuscola, ma Pat del Colmel - unica azienda che la produce, al momento - ci crede moltissimo. Artefice di questo piccolo fenomeno è Matteo Forner, che insieme ai genitori Lino e Gabriella, ha sempre divulgato le caratteristiche di questa uva - l’ultima a essere vendemmiata - e di questo vitigno resistente. La festa sulle colline è servita anche per “verificare” l’andamento storico del vino: le annate 2013 e 2015, ad esempio, continuano a dare grandi soddisfazioni.

Per assaggiare la Rabbiosa di questa stagione, invece, bisognerà saper aspettare il 2022. Ma, assicurano gli esperti, ne varrà assolutamente la pena. Insomma, non solo il vino più famoso al mondo sui colli asolani: nonostante i dati in costante crescita, la Docg asolana accoglie queste piccole aziende a conduzione familiare che credono negli “antenati” del Prosecco. —

D.Fer.


 

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