«Cementificio Unesco»: via ai maxi ampliamenti dei rustici sulle colline del Prosecco

La Regione approva la norma che trasforma edifici agricoli in bed and breakfast Zanoni (PD): «Decisione scellerata che porterà a un boom di nuove costruzioni»

TREVISO. Colline dell’Unesco a “cemento zero”? Non proprio. Anzi, la legge regionale approvata lo scorso 17 luglio (numero 29/2019) dà il via libera ad ampliamenti fino a 120 metri cubi per ogni struttura agricolo-produttiva non più utilizzata. Tradotto: un fienile abbandonato può diventare - senza dover neppure pagare un contributo di urbanizzazione - un bed and breakfast da affittare ai turisti. È il cosiddetto “albergo diffuso”, una norma che però - sostiene Andrea Zanoni, consigliere regionale Pd - cozza con quanto dichiarato da sindaci, Zaia e addetti ai lavori domenica scorsa a Pieve di Soligo durante il convegno celebrativo del riconoscimento Unesco, quando si era parlato del presunto stop a nuove costruzioni in collina.

la legge


Il rischio, al contrario, è che a centinaia ora approfittino delle nuove norme per ristrutturare vecchi casolari e fienili dimenticati, confidando in un aumento dell’arrivo dei turisti. C’è tutto nell’articolo 13 della legge regionale 29 del 2019. Un emendamento proposto dal consigliere leghista Alessandro Montagnoli, e inserito nella norma “in zona Cesarini” appena prima della sua approvazione («La notte stessa della votazione, senza che ne abbiamo mai discusso» sottolinea Zanoni»), si rivolge alle «strutture agricolo-produttive non più utilizzate per esigenze dell’agricoltura e dell’allevamento», i cosiddetti rustici che puntellano le colline dell’Unesco.

Queste strutture, quindi, «possono essere ampliate sino ad un massimo di 120 metri cubi, esclusivamente per comprovati motivi igienico-sanitari o nella misura in cui l’ampliamento sia necessario per la realizzazione dei sistemi impiantistici o per la rimozione di barriere architettoniche».

E ancora: «L’utilizzo ai fini di locazione turistica o per finalità di classificazione come dipendenza di albergo diffuso non comporta cambio di destinazione d’uso dell’edificio», e «gli interventi non sono soggetti al pagamento del contributo di costruzione qualora sussistano adeguate opere di urbanizzazione primaria e non vi sia un aumento di carichi urbanistici».

La legge non specifica in quali Comuni sarà applicata: toccherà di nuovo alla giunta regionale, con una delibera, stabilire le amministrazioni che ne potranno beneficiare. L’assessore regionale al Turismo, Federico Caner, ha comunque precisato che si tratta di una norma pensata per le località del Conegliano-Valdobbiadene da poco nominate patrimonio Unesco. Allo stesso tempo, potranno beneficiarne soltanto i proprietari con partita Iva collegata a un’attività agricola.



«colata di cemento»

«Questo emendamento - sottolinea Zanoni - permetterà di trasformare in piccoli alberghi diffusi sul territorio stalle e pollai, porcilaie e fienili o ancora, ricoveri per attrezzi agricoli. Diventeranno costruzioni di tutt’altro genere, comprensive di camere da letto, bagni e cucina per i turisti con una bizzarria unica: non è previsto il cambio di destinazione d’uso dal punto di vista catastale. Un ricovero attrezzi da trenta metri cubi potrà essere ampliato e diventare un edificio da 150. Ci vuole coraggio per chiamarlo “blocco del cemento”, Zaia fa l’ambientalista con la cazzuola in mano».

Dal canto suo la Regione ribadisce che ogni singolo intervento sarà sottoposto al vaglio dei Comuni, e che appunto si tratterà di strutture già esistenti. È allo studio un disciplinare tecnico per armonizzare i Prg dei 29 Comuni coinvolti, 15 della “core zone” (l’area centrale), 3 della “buffer zone”, 14 della “Commitment zone”. Il disciplinare, tuttavia, includerà una serie di indicazioni e buone pratiche, più che obblighi da rispettare a livello normativo. L’unica certezza, per ora, è il via libera alla trasformazione di fienili e ricoveri attrezzi in alloggi per i turisti. 
 

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