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Treviso, addio a Elsa Svalduz, regina della moda e del bel mondo: «Una maestra di stile»

Aveva 92 anni, protagonista dei salotti trevigiani, a Cortina e in Kenya. Star, vip e nobildonne le sue clienti. La somiglianza con Marta Marzotto

Valentina Calzavara
2 minuti di lettura

TREVISO. Gli occhi azzurri, taglienti. I lunghi capelli biondi. Il portamento fiero e la passione, indiscutibile, per l’eleganza. Se n’è andata Elsa Svalduz. Regina della moda trevigiana e del jet set internazionale. Aveva 92 anni.

Maestra di stile, ha dominato la piazza. Nella sua boutique in via Barberia ha vestito le signore di Treviso e non solo, attrici, vip e nobildonne. Il suo nome campeggia ancora sulle vetrine di via Manin e piazza Pola. Indimenticata amica della contessa Marta Marzotto, ne era stata la “controfigura”. Si assomigliavano come due gocce d’acqua, usavano l’arma dell’ironia per confondere i paparazzi. Svalduz passava dall’ingresso principale sotto alla cascata di flash, l’amica Marzotto dal retro. Ed era fatta. Donna straordinaria e poco diplomatica, affrontava la vita con piglio pungente.

La storica amicizia con Dalila Di Lazzaro era fatta di gesti sinceri, divenuti commozione davanti alle telecamere del salotto domenicale di Mara Venier, quando la signora della moda trevigiana si è presentata con un completo nero, dal taglio maschile, l’apoteosi dello charme. Impeccabile, ad un certo punto si emoziona nel ripercorre le tappe dell’amicizia con Di Lazzaro. Sullo sfondo scorrevano fotografie e ricordi. La Cortina del bel mondo, la Roma della Dolce Vita, i salotti e le partite di golf.

L’intesa con Paolo Villaggio, conosciuto mentre girava il film Pappa e ciccia, e il legame con Red Canzian dei Pooh. Riferimento delle grandi griffe di moda e amica dei più noti creativi e stilisti del Novecento.

«Mia madre è sempre stata una donna straordinariamente piena di vitalità, una mamma esemplare, una persona appassionata e colta, che credeva nel valore dell’amicizia e dei rapporti umani» ricorda il figlio Paolo che ne piange la scomparsa insieme al fratello Franco. Nella sua casa di via Manin il profumo dell’Africa, Svalduz amava il Kenya, dove andava a svernare guardando i tramonti immensi della savana. Da qualche mese era ricoverata nella residenza Casamia di Casier, fino all’ultimo non ha mai perso il suo spirito. Raffinata interprete dell’eleganza, padrona incontrastata della piazza, era profondamente legata a Treviso che le aveva conferito il Premio San Liberio curato dalla Congrega delle tradizioni trevisane.



Pochi convenevoli e molta franchezza, al punto da essere ironica anche con se stessa e questo conquistava tutti: «Ghe xe tanti qua che i speta che mi tira i ultimi. Ma tuti i giorni so qua in piassa che vardo el sol». E se la rideva. Pare di vederla ancora, bellissima e austera, passeggiare con la sua amata cagnolina Gegia morta asfissiata in un incendio in Kenya. Sotto casa nel 2005 era stata vittima di una brutale rapina, le rubarono un prezioso Rolex . Ne era affezionata ma come sempre reagì con ironia: «La paura fa novanta», dispiaciuta però per la perdita di sicurezza della sua Treviso.

Non si vergognava di raccontare che lei durante la guerra aveva fatto la borsa nera, si metteva i salami sotto al vestito. Aveva vent’anni e c’era la fame. Nemmeno l’età che avanzava l’aveva vinta. «Co te me vedi davanti a na vetrina non sta creder che sia drio vardar i vestiti, ciapo fià». E se la rideva. La data dei funerali sarà comunicata nei prossimi giorni.

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