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Psicofarmaci al bambino: è scontro mamma-Comune

Eleonora Brussolo in diretta tv: «Obbligata a dare le pillole a mio figlio sano». L’amministrazione e l’azienda sanitaria la smentiscono: nessuna costrizione

TREVISO. «Siamo stati obbligati a somministrare al bambino una serie di psicofarmaci che lo riducevano in condizioni pietose». Eleonora Brussolo, una mamma di Chiarano, racconta tutto d’un fiato la vicenda iniziata sei anni fa, quando suo figlio frequentava le elementari. La donna ripercorre davanti alle telecamere della trasmissione televisiva Uno Mattina Estate di Rai Uno quello che viene definito il suo calvario. Racconta fatti gravissimi, sullo sfondo il braccio di ferro che vede da una parte la famiglia del bimbo e dall’altra il Comune di Chiarano. Quest’ultimo, per bocca del commissario Paola De Palma, dichiara di aver sempre fatto la sua parte, agendo nell’interesse superiore del minore.

La mamma


Le versioni però non collimano. Eleonora dichiara che al figlio sarebbe stata diagnosticata una sindrome da iperattività, a quel punto scatta una segnalazione ai servizi sociali. «Ci hanno denunciati perché ritenevano che non mi rendessi conto delle problematiche alle quali mio figlio rispondeva, però io fondamentalmente ero convinta che mio figlio non fosse malato» racconta Eleonora. Nel 2012 la donna viene privata parzialmente della potestà genitoriale scolastica, predisponendo un affiancamento ai genitori nel rapporto scuola-famiglia. È a questo punto che Eleonora tira in ballo gli psicofarmaci: «Mio figlio aveva problemi risolvibili con lo sviluppo, ma sono stata obbligata a darglieli perché c’era la minaccia costante che mio figlio venisse allontanato da casa e inserito in una comunità terapeutica» salvo poi scoprire che «era assolutamente sano».

La versione del comune

Nel corso del lungo servizio televisivo emerge che il medico che aveva prescritto le cure al bimbo sarebbe stato rinviato a giudizio per altri due casi simili, mentre l’assistente sociale sarebbe stata rimossa. Situazioni sulle quali starebbe facendo luce la magistratura, ma al Comune di Chiarano, la versione di quanto accaduto è diametralmente opposta. L’assistente sociale non è mai stata rimossa, il suo operato mai messo in discussione, al punto che potrebbe partire una querela per le affermazioni fatte in tv. L’ente comunale precisa inoltre che l’ipotesi di sottrarre il minore alla famiglia non è mai stata avvallata, visto che i servizi sociali hanno gestito solo la potestà genitoriale scolastica, legata a migliorare il rapporto tra la famiglia e la scuola.

Anche l’azienda sanitaria trevigiana interpellata sulla vicenda chiarisce alcuni passaggi. «All’interno dell’Usl 2 non c’è stata alcuna prescrizione di farmaci per la sindrome da iperattitività del bambino, poiché questo compete al centro specializzato di San Donà» precisa George Louis Del Re, direttore dei Servizi sociali dell’Usl 2. Per quanto riguarda i servizi del distretto di Oderzo che hanno seguito la famiglia, il dottor Del Re puntualizza: «Non è mai stato messo in discussione l’affido del bambino, c’è stato nel 2014 un decreto del tribunale per affiancare la famiglia nei rapporti con la scuola che poi è stato revocato nel 2016 per un’evoluzione positiva del caso».

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