Una trevigiana alla Sorbonne per non dimenticare la Shoah

Silvia Pascale, docente alla scuola media Stefanini, volerà a Parigi il prossimo 27 maggio 

la storia

Una professoressa trevigiana, studiosa delle pagine più buie dei libri di storia, dalla Shoah alle odissee dei soldati italiani dopo l’armistizio, scelta alla Sorbona di Parigi, inviata speciale del Miur a rappresentare i docenti del Veneto a un seminario di approfondimento dedicato proprio alla Shoah. Silvia Pascale, 49 anni, docente di Italiano e Storia alla scuola media Stefanini, volerà a Parigi il prossimo 27 maggio insieme ad altri venti docenti in arrivo da ogni regione d’Italia per approfondire i temi dell’insegnamento della Shoah nella scuola.


super curriculum

Un curriculum che fa onore alla scuola trevigiana. Entrando nel merito dell’insegnamento legato al tema dei Diritti umani ha già vinto diversi premi nazionali. Ha anche collaborato con il Centro internazionale di didattica della Storia e del patrimonio dell’Università di Bologna. Dal 2011 in veste sia di studiosa che di insegnante di scuola secondaria si occupa di storia moderna, in particolare delle questioni legate al genocidio armeno, ai campi di concentramento e alla vicenda degli internati militari italiani. È anche presidente della sezione trevigiana dell’Anei (Associazione nazionale ex internati nei lager nazisti) e consigliere nazionale sempre dell’Anei. Una ricerca storica certosina la sua, legata a doppio filo con l’unicità della sua storia familiare. Un doppio binario nel percorso della storia del Novecento che a partire dal passato della sua famiglia conduce sia al genocidio degli armeni sia al nazismo: «Un mio prozio è morto in Germania nel campo di concentramento di Lindbergh vicino a Stoccarda – spiega la professoressa – mio nonno, papà di mio papà, è sopravvissuto al genocidio armeno. Considero prioritario che qualsiasi percorso di studio a scuola sulla Shoah ponga al centro il principio di salvare ogni individuo dall’anonimato. Proprio in riferimento all’incontenibile numero di persone brutalmente eliminate e al rischio che questo possa condurre a una percezione non corretta di quanto accaduto».

la ricerca

La vita delle persone a testimonianza della storia prima delle date e delle battaglie, dunque. Da qui il lavoro di ricerca storica compiuto sui diari dei soldati italiani deportati, sulle loro prigionie e per chi è sopravvissuto sul rientro traumatico. In classe insieme ai suoi alunni l’utilizzo di documenti, video, immagini, disegni, fotografie recuperati sia da archivi sia on line: «La proposta di studio che affronto con le classi è quella di focalizzare l’attenzione sulla storia di vita di ogni singola persona, sulla famiglia e sulle caratteristiche socio culturali delle comunità ebraiche. I ragazzi nella loro curiosità e assenza di pregiudizi ci insegnano a trovare sempre qualcosa di positivo».

la memoria

Al centro c’è il recupero della memoria: «Con i ragazzi mi interessa recuperare la memoria storica che ha portato alla conquista della Repubblica». Dell’ultimo dei suoi tre libri (“Una candela illumina il lager”) Silvia Pascale racconta la storia di un trevigiano, il sottotenente Giancarlo Turchetto, catturato dai tedeschi a Volos, in Grecia, dopo l’armistizio. Scrive nel retro della copertina Kuki Gallman, l’ambientalista e scrittrice trevigiana che vive in Kenia: «Rara la capacità non solo di infondere barlumi di luce e speranza anche nei luoghi più oscuri della natura umana, ma di motivare i più giovani con il suo entusiasmo e dedizione». —

Alessandra Vendrame

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