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Migranti e decreto sicurezza: a Treviso è rottura tra Caritas e Prefettura

La Caritas di Treviso e Vittorio Veneto, assieme ad altre cooperative sociali, non partecipa alla gara della Prefettura di Treviso per l'assegnazione dei servizi di accoglienza

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TREVISO. La mancata assegnazione di risorse idonee per l'insegnamento della lingua italiana, per l'inserimento lavorativo e per la valorizzazione delle competenze delle persone connesse all'entrata in vigore del «Decreto immigrazione e sicurezza» dell'ottobre scorso ha indotto le Caritas di Treviso e Vittorio Veneto, assieme ad altre cooperative sociali, a non partecipare alla gara della Prefettura di Treviso per l'assegnazione dei servizi di accoglienza.
 
Lo hanno comunicato oggi i rappresentanti del gruppo di operatori, ricordando come fino ad oggi gli stessi abbiano lavorato «nella prospettiva dell'inclusione delle persone, tentando di superare la prospettiva dell'emergenza, perseguita invece come unica possibilità a livello istituzionale».
 
Caritas e cooperative fanno inoltre notare come non vengano stanziate «risorse sufficienti per svolgere quello che noi riteniamo essere un adeguato supporto normativo nell'iter legale di riconoscimento del proprio status e la presa in carico delle situazioni di fragilità psicologica o sanitaria.
 
A concludere con noi il progetto - dicono ancora - sono circa 150 persone, alcune delle quali rischiano di interrompere il percorso di inclusione avviato nelle comunità e sul quale tanti di loro hanno investito molto in termini di impegno e di energie.
 
Constatato che il sistema di accoglienza diffusa da noi costruito viene messo oggi in crisi - è la conclusione - riteniamo non ci siano più le condizioni per poter partecipare agli 'affidamenti pontè proposti dalla Prefettura di Treviso o all'eventuale nuovo bando sui servizi di accoglienza»
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